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Gorizia. Nel carcere i detenuti diventano sarti: "Ecco le mascherine, ora siamo utili" PDF Stampa
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di Luigi Murciano


Il Piccolo, 18 settembre 2020

 

Sono 44 i carcerati, fra cui diversi stranieri, in una struttura che ha creato il laboratorio nell'ex cappella. Il progetto "Enjoy" dello Ial Fvg ha 40 ore di corso. Il sogno è di produrle per tutti i penitenziari regionali. "Nutre la mente solo ciò che la rallegra". M., possente detenuto della casa circondariale di via Barzellini, cita Sant'Agostino per esprimere ciò che ha dentro: la soddisfazione sua e di altri due compagni di carcere per avere portato a compimento (e a tempo di record) un progetto cui tenevano molto: apprendisti sarti per un mese, hanno realizzato un centinaio di mascherine anti-Covid a beneficio di tutta la popolazione dell'istituto: degli altri "ristretti" (attualmente i carcerati sono in tutto 44), ma anche degli agenti di polizia penitenziaria, del personale infermieristico, degli assistenti sociali, dei magistrati. E rispettive famiglie.

Sicuramente M. immagina quello strano senso di disagio che aggredisce anche il visitatore occasionale quando sente il pesante portone automatico richiudersi alle sue spalle. La consegna dei documenti e di tutti gli oggetti. Il sentirsi spaesati. Ma con le sue parole M. si dimostra il migliore degli anfitrioni. E riesce a farci dimenticare che il luogo in cui ci troviamo priva della libertà.

Il progetto cui M. ha lavorato assieme a due detenuti di origine africana si è concretizzato nel logo "Enjoy", ovvero "gioisci": 40 ore per mettersi alla prova, sentirsi utili, lavorare in un contesto di squadra. E uscire dalla dura routine della reclusione. "I primi giorni riuscivamo a produrre una mascherina al giorno - racconta dall'alto dei suoi quasi 2 metri il detenuto. L'ultimo giorno ne abbiamo realizzate 45. Ora ci piacerebbe produrne per tutte le strutture penitenziarie della regione, renderle autosufficienti". "Mai avrei pensato di cucire in vita mia. È bello sentirsi utili", fa eco S., il compagno di corso. Un altro M., straniero, annuisce: "Ho imparato qualcosa di nuovo e lo abbiamo regalato agli altri".

Anche per il carcere di Gorizia si è trattato di un momento, nel suo piccolo, quasi storico. "Una vera e propria ripartenza", sintetizza Alberto Quagliotto, direttore della casa circondariale. Dietro le sbarre goriziane in passato non sempre era stato possibile dare continuità a progetti di laboratorio a beneficio dei trattenuti. Una lacuna, un sacrificio che ora sono un ricordo.

I lavori di adeguamento - conclusisi poco prima del lockdown - hanno restituito un "Barzellini" diverso, finalmente pronto ad ospitare anche attività educative. "Potrà sembrare assurdo, ma gli effetti dell'isolamento causato dal Covid si sono sentiti anche qui - commenta Quagliotto -. Ci tenevamo a presentare il nuovo volto del carcere goriziano dopo la ristrutturazione. Abbiamo restituito alcuni spazi che prima risultavano angusti ed inadatti".

In un'ala totalmente rinnovata, la cappella - fatto salvo uno spazio che rimane dedicato al culto - è stata adibita ad amplissima sala polifunzionale. È qui che prenderanno forma i sogni dei detenuti. Sartoria, cucina, legatoria, forse anche teatro e ballo. E nei prossimi giorni persino un concerto rock. "Il percorso che ha portato alla realizzazione delle mascherine rappresenta la prima sperimentazione di attività laboratoriali che proseguiranno nei prossimi mesi presso il carcere di Gorizia, in diverse aree formative - assicura Quagliotto: finalmente abbiamo i locali per prevedere altri percorsi. Non mi piace chiamarli di rieducazione, ma di rinascita".

Il corso di orientamento alle piccole lavorazioni di sartoria è stato organizzato da Ial Fvg in collaborazione con la Casa Circondariale e finanziato dalla Regione nell'ambito del Fondo Sociale Europeo Por 2014-20. È il primo nel suo genere in Friuli Venezia Giulia. Nell'arco di 40 ore di formazione, i partecipanti coinvolti sono stati accompagnati dalla docente Virginia di Lazzaro attraverso tutti i passaggi di produzione di una mascherina artigianale, dalla progettazione iniziale, al taglio della stoffa, alla cucitura a macchina, fino alla creazione del logo personalizzato. "Enjoy" è il loro invito a cogliere la gioia dell'attimo nonostante le avversità.

Oltre a Quagliotto, alla significativa cerimonia di ieri mattina hanno preso parte fra gli altri il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Trieste Giovanni Maria Pavarin, il magistrato di Sorveglianza di Udine Lionella Manazzone, l'esperta del Tribunale di Sorveglianza Tiziana Da Dalt, il funzionario giuridico-pedagogico Margherita Venturoli, la responsabile del Servizio inclusione e professioni area sociale della Regione Luigina Leonarduzzi ed Erika Coianiz per Ial.

"Attraverso l'esplorazione di diverse pratiche di mestiere - spiegano queste ultime - quali quella della produzione di manufatti artigianali, i detenuti vengono accompagnati alla scoperta di nuove forme di "saper fare", in un contesto di sperimentazione che li incoraggi a mettere in gioco talento, creatività, affidabilità e spirito di gruppo, permettendo di acquisire competenze tecniche e trasversali utili al percorso rieducativo. Le richieste sono tante, soprattutto nella formazione professionale. Perché una volta fuori di qui c'è una vita da colorare nuovamente".

Per ora i colori dei sogni dei detenuti goriziani sono impressi sulle loro mascherine nuove di zecca. "Quella di color militare è per le guardie, gliele ho promesse", fa sapere uno di loro. Tutti ridono, di gusto. E quasi dimentichi di trovarti dietro delle sbarre.

 

 

 

 

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