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Napoli. Il grido di Margherita, incatenata per il figlio: "Chiediamo giustizia per Antonio" PDF Stampa
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di Rossella Grasso


Il Riformista, 11 settembre 2020

 

"Mio figlio tossisce sangue e allora mi sono legata qua, davanti al carcere, e ci resto finchè non lo curano". Così la signora Margherita Lapicca che con le catene ai polsi ha chiesto a gran voce giustizia per suo figlio Antonio Avitabile, 44 anni, detenuto a Poggioreale. "Mio figlio sta tossendo sangue tutti i giorni - continua la signora - Voglio che lo curano, non mi devono prendere in giro. Per questo motivo resto qua notte e giorno se necessario. Le mamme per i figli fanno tutto e lo farò anche io".

Due mesi fa l'uomo è stato portato all'ospedale per effettuare una laringoscopia, mentre i primi giorni di agosto è stato sottoposto ad una gastroscopia. Ad oggi si attendono ancora dei risultati che sono stati segnalati come urgenti. Nel frattempo, si sono verificati vari episodi di perdita di sangue dalla bocca e la famiglia Avitabile teme che si tratti di un tumore. "Se non vengono fatti subito accertamenti le condizioni di Antonio potrebbero peggiorare fino a diventare irreparabili", dice l'avvocato Michele Riggi, che difende il detenuto.

"Mio figlio ha solo 44 anni, ha sbagliato e deve pagare. Voglio solo che me lo curate - grida Margherita - Mio figlio non può morire così giovane per colpa loro, può essere salvato". La signora racconta che nell'ultimo mese il figlio è dimagrito di 25 chili e ha difficoltà a parlare e respirare. Gli accertamenti sono in corso però procedono con estrema lentezza. "Ringrazio la dottoressa Mauro del carcere e il direttore che si stanno prendendo cura di mio figlio, ma non possiamo aspettare ancora - dice - Quattro anni fa lo hanno portato all'ospedale Don Bosco. È scappato, ma poi è stato ripreso. Ha sbagliato e ha pagato. E questo glielo stanno facendo pagare ancora di più adesso che ne ha molto bisogno. Curatelo, ve ne prego".

"Temiamo che Antonio abbia un tumore perché nel 2014 già gli erano state riscontrate delle neoplasie alla laringe - spiega l'avvocato Riggi - questa cosa non è stata monitorata e oggi la situazione potrebbe essere molto peggiorata. Se questo ragazzo ha un tumore galoppante e passano giorni, e passano settimane, questa malattia progredisce sempre di più, fino a diventare inarrestabile, irrecuperabile e non più curabile". "Chiediamo che sia fatta giustizia ma soprattutto che sia tutelato il diritto alla salute - conclude Riggi - più volte declamato dall'ordinamento costituzionale, dall'Europa, dall'ordinamento penitenziario, dal famoso articolo 11 di cui tanto si parla, la Carta per i diritti Sanitari dei Detenuti. Ma nei fatti tutto questo non viene assolutamente riconosciuto".

I garanti per i detenuti Pietro Ioia e Samuele Ciambriello stanno monitorando attentamente la vicenda andando spesso a trovare il detenuto e offrendo supporto alla famiglia distrutta dalla preoccupazione. Gli Avitabile sospettano anche che il loro Antonio venga curato con farmaci inappropriati. "Sai come la chiamano qua dentro questa pillola? Padre Pio - dice Margherita - La danno a tutti i poveri detenuti. Loro pensano che è una compressa della morte. Poveri detenuti".

Margherita è rimasta incatenata per qualche ora fuori alle porte del carcere. Ma il direttore Bernini dopo poco ha voluto incontrare la mamma insieme al Direttore Sanitario del carcere, Irollo, e a Ciambriello, garante regionale dei detenuti. Margherita è uscita soddisfatta dal colloquio avuto: il direttore del carcere si è preso l'impegno di seguire attentamente la vicenda. C'è anche l'ipotesi di ricoverarlo subito al padiglione San Paolo (la zona dedicata a chi necessita di assistenza sanitaria), in attesa di fare gli accertamenti clinici.

 

 

 

 

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