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La misura di custodia cautelare passa il test PDF Stampa
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di Vincenzo Giannotti


Italia Oggi, 8 settembre 2020

 

Corte costituzionale, sentenza sull'associazione terroristica. La misura di custodia cautelare per associazione terroristica supera il vaglio della Consulta. Con la sentenza n.191/2020 la Corte costituzionale ha infatti giudicato non fondate le questioni di legittimità costituzionali, previste dall'art.275, comma 3 del codice di procedura penale, sollevate dalla Corte di assise di Torino al fine di superare l'adeguatezza della sola custodia cautelare con altra misura alternativa, in presenza di associazioni terroristiche.

Le motivazioni sono rintracciabili nell'attuale dimensione che stanno assumendo, come reati di pericolo sociale, queste forme ideologiche del terrorismo tali che, i loro adepti, possono facilmente ricorrere a strumenti largamente diffusi, quale internet e i social media, non solo come mezzo di reclutamento e di indottrinamento degli associati, ma anche come strumento di possibile pianificazione ed organizzazione di futuri attentati.

La Corte di assise di Torino ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 275, comma 3, del codice di procedura penale nella parte in cui non fa salva l'ipotesi, in cui siano acquisiti elementi specifici dai quali risulti che le esigenze cautelari possano essere soddisfatte anche con altre misure meno afflittive (esempio arresti domiciliari).

Il caso concreto ha riguardato un imputato, già oggetto di condanna alla pena di cinque anni di reclusione per il delitto di partecipazione a un'associazione con finalità di terrorismo, il quale ha chiesto una misura meno invasiva della custodia carceraria, considerato che la condanna a suo tempo ricevuta lo vedeva solo come mero ausilio rispetto agli altri associati.

A supporto della richiesta, è stato, inoltre, evidenziato come, allo stato, non sussistano elementi che consentano di ritenere ancora in vita e operativa l'associazione, anche in relazione all'avvenuta individuazione e all'attuale stato di detenzione degli altri membri del sodalizio.

Le disposizioni del codice di procedura penale, tuttavia, a dire del giudice remittente, non permetterebbero di superare la presunzione assoluta di adeguatezza della sola custodia cautelare, di qui la rilevanza delle questioni di legittimità costituzionali prospettate. Ha ricordato, inoltre, il giudice remittente come la Consulta sia già intervenuta (vedi sentenza n. 231/2011) nel dichiarare illegittime analoghe presunzioni assolute di adeguatezza della custodia cautelare in carcere, in relazione a varie figure di reato, anche di natura associativa, sia pure sottolineando sempre come tale presunzione trovi giustificazione, dal punto di vista dei principi costituzionali, in relazione all'associazione di tipo mafioso.

La decisione della Consulta Il giudice delle leggi ha, in via principale, rilevato come la misura cautelare in carcere possa essere facilmente superata mediante una velocizzazione dei processi, per chi sia stato riconosciuto responsabile di reati particolarmente gravi in termini di pericolosità sociale. Fermo restando la finalità dell'art. 275 del codice di procedura penale, che non è quella di prevedere automatismi né presunzioni, dovendo il giudice apprezzare e adeguatamente motivare l'applicazione di una misura cautelare restrittiva della libertà personale, è stata già a suo tempo ritenuta fondata la misura restrittiva in presenza di fattispecie di partecipazione ad associazioni di tipo mafioso.

Rispetto, invece, ad altri reati, la questione dell'obbligo della misura carceraria può estendersi, in modo identico, anche ai reati di pericolo come quelli di stampo terroristico. Quest'ultimo giustificato in ragione dell'attuale offensività sociale delle fattispecie criminose che hanno allargato il perimetro di intervento. In modo particolare, sussiste la pratica impossibilità di impedire che la persona, sottoposta a misura extra-muraria, riprenda i contatti con gli altri associati, ancora in libertà, attraverso l'uso di telefoni, internet o altri strumenti di contatto (social media). In conclusione, secondo il Giudice delle leggi, a fronte della magnitudine dei rischi, la presunzione assoluta di adeguatezza della sola custodia cautelare, appare sostenuta da una congrua base empirico-fattuale.

 

 

 

 

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