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Covid-19: quest'anno niente ferragosto in carcere per i Radicali PDF Stampa
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di Valter Vecellio

 

lindro.it, 6 agosto 2020

 

Avvertimento per il lettore. Quanto leggerà fra breve è qualcosa che si riporta nella quasi integrità documentale per una ragione molto semplice: quasi nessuno dei grandi organi di informazione ne ha parlato o scritto.

Non si tratta, dunque, di contro-informazione, piuttosto di informazione 'altra'; giudichi poi il lettore, dopo aver letto, se si tratta di cose che meritano di essere conosciute e dibattute; o se invece ha ragione chi, con il suo silenzio e la sua indifferenza, all'atto pratico ci dice che si tratta di cose, di vicende che non costituiscono 'notizia'; che non meritano di essere conosciute, non foss'altro per poter poi esprimere dissenso e contrarietà, ma almeno con cognizione di causa.

Prima notizia: il tradizionale 'ferragosto in carcere' che da anni viene organizzato dal Partito Radicale e dall'associazione 'Nessuno tocchi Caino' quest'anno avrà connotazioni diverse e più ridotte.

Nei giorni scorsi si una delegazione radicale si è incontrata con il vice capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Roberto Tartaglia. "In quella sede", spiegano i dirigenti radicali, "abbiamo richiesto di poter visitare le carceri e la comunità penitenziaria nel periodo di ferragosto, come da buona tradizione radicale e pannelliana".

Richiesta accolta solo in parte. "Causa emergenza sanitaria da Covid-19, tuttora in vigore", si legge in un comunicato, "siamo stati autorizzati a visitare solamente cinque istituti dei 190 presenti sul territorio nazionale e con delegazioni formate al massimo da due persone".

I radicali prendono atto della decisione assunta dal Dap e la vogliono considerare "un atto simbolico volto alla ripresa - che riteniamo prioritaria e urgente - di tutte le attività interne ed esterne previste dall'ordinamento penitenziario e da un'esecuzione penale improntata ai principi costituzionali".

Rilevano come sia ormai di solare evidenza che l'emergenza sanitaria si sia solo sovrapposta ad una gravissima emergenza penitenziaria che dura da tempo; e che nel tempo si è andata aggravando, sacrificando i fondamentali diritti della persona detenuta.

Un rospo che i radicali hanno deciso di ingoiare. Spiegano Maurizio Turco e Irene Testa, segretario e tesoriere del Partito: "Pur non comprendendo la ratio di una tale scelta, abbiamo ritenuto di dover accettare per manifestare la nostra solidarietà nei confronti dell'intera comunità penitenziaria". Verranno così visitati i penitenziari di Bologna, Cagliari-Uta, Napoli-Poggioreale, Palermo Ucciardone, Tolmezzo.

Parlamentari nazionali ed europei, e i consiglieri regionali, per legge, possono accedere per 'visite ispettive' nelle carceri. Così la radicale Rita Bernardini, Presidente di 'Nessuno tocchi Caino', rivolge un appello a tutti i parlamentari di visitare le carceri "per verificare le attuali condizioni di detenzione che, a mio avviso, sono peggiori del passato".

"Ci auguriamo", dicono ancora i radicali, "che, come è pure successo negli anni passati grazie al Partito e a Radio Radicale, ci sia una mobilitazione generale dei parlamentari che li veda presenti e impegnati in tutta Italia e in tutti gli istituti". Questo perché "urgono atti e iniziative concrete per riportare il carcere nell'alveo della Costituzione, per ridare a chi ha sbagliato il diritto ad emendarsi con dignità e a chi all'interno del carcere presta la propria opera di poterlo fare in un luogo adeguato sia strutturalmente sia dal punto di vista degli organici oggi del tutto carenti sotto tutti i profili, in particolare quelli destinati al percorso riabilitativo della persona detenuta".

Si comprende il comportamento dei dirigenti radicali che hanno scelto una linea pragmatica invece di ingaggiare una polemica frontale con il Dap (che peraltro sarebbe solo servita a irrigidire i suoi vertici, senza portare alcun frutto concreto). Le 'radio carcere' operanti negli istituti di pena avranno certamente già diffuso attraverso i loro canali, che se quest'anno a Ferragosto i detenuti non avranno il 'conforto' dell'ascolto e della comprensione assicurato da decenni dai radicali, è per una sorta di 'causa maggiore'.

Meno comprensibile il comportamento assunto dal DAP. A parte che esiste una strumentazione efficace per impedire che dall'esterno possano accedere persone a rischio virus (e comunque nelle visite si possono mantenere benissimo mantenere le cautele anti-contagio prescritte), perché autorizzare cinque visite, e non sei, o non quattro? Forse se si supera lo 'sbarramento' dei cinque penitenziari, il Covid-19 si scatena? E se si rimane al quinto 'livello', al contrario, non si manifesta con i suoi effetti deleteri? Se c'è una ragione, è davvero imperscrutabile; se non c'è, allora è un arbitrio che nulla giustifica.

Seconda notizia: Raffaele Cutolo. Il personaggio è quello che è, nessuno si sogna di negarlo. Tuttavia un fatto è incontrovertibile: ha 78 anni, e da 57 è in carcere. E' stato, in anni lontani, capo della Nuova Camorra Organizzata, sodalizio criminale responsabile di una quantità impressionante di delitti, ma ora non esiste più, soppiantato da altri clan di camorra che con Cutolo non hanno nulla a che fare, e che non riconoscono come capo.

"Venerdì scorso", racconta Gaetano Aufiero, avvocato di Cutolo, "abbiamo saputo che il mio assistito è stato condotto in ospedale, a Parma. Informalmente dall'ospedale ci hanno detto per un colpo di tosse ma sappiamo che invece la situazione è ben più grave". Il quadro clinico di Cutolo è compromesso da tempo: lo scorso febbraio Cutolo infatti era stato ricoverato per una crisi respiratoria.

Soffre di diabete, prostatite e artrite, è fortemente ipovedente. Nonostante questo, le sue condizioni sono state considerate compatibili con la detenzione dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna che ha respinto la precedente istanza di detenzione domiciliare per motivi di salute.

Il 22 giugno la moglie Immacolata Iacone, ha raccontato al Consiglio Direttivo di "Nessuno tocchi Caino", era stata a trovare il marito insieme alla loro figlia: "Non è riuscito ad alzare gli occhi, a portare una bottiglia d'acqua alla bocca, a parlare, ad interagire con me e nostra figlia. Il carcere di Parma è un cimitero di vivi: stanno solo aspettando di farlo uscire morto da lì. Facciamo prima a mettere la sedia elettrica".

Sergio D'Elia, che di "Nessuno tocchi Caino" è segretario, commenta: "Da Caino che è stato, Cutolo è diventato vittima di uno Stato che ha abolito la pena di morte ma pratica la tortura e la pena fino alla morte. Nessun diritto, nessuna pietà per i nemici dello Stato. Non si fanno prigionieri, Cutolo deve morire in galera, come sono morti Riinae Provenzano".

Con loro, accusa D'Elia, "radice e incarnazione del male assoluto, muore anche lo Stato, rappresentante collettivo e tutore supremo del bene comune. Il Diritto è sinonimo di "limite", il punto invalicabile, la linea di frontiera che noi Stato, noi comunità ci imponiamo di non superare per non degradare al livello del delitto, al rango dei malfattori. Salvo rare eccezioni, non v'è nessuno che si renda conto che nelle sezioni del 41bis, nei confronti di Cutolo, nel nome di Abele, lo Stato è diventato Caino".

 

 

 

 

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