Sabato 26 Settembre 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Minori tolti alle mafie. "Liberi di scegliere" aiuta decine di ragazzi PDF Stampa
Condividi

di Marzia Paolucci


Italia Oggi, 3 agosto 2020

 

Dalla Calabria alla Sicilia il progetto afferma il diritto all'infanzia. Tra i cinquanta e i sessanta minori strappati alla 'ndrangheta dal 2013 ad oggi grazie anche al coraggio, in una buona metà dei casi, di mogli e madri che hanno detto il loro no a quella forma di criminalità organizzata che più di ogni altra si fonda proprio sul vincolo familiare.

In nome di un'intangibile diritto all'infanzia e all'adolescenza dei figli delle 'ndrine, è nato otto anni fa "Liberi di scegliere", il progetto che taglia le gambe alla mafia strappandole la sua manovalanza migliore, quei figli che nel tempo l'Ufficio dei minori di Reggio Calabria è riuscito ad allontanare da crimini efferati e dall'ignominia di cognomi "pesanti" da portarsi dietro per la vita.

È la scommessa fatta otto anni fa da Roberto Di Bella, 56 anni, presidente uscente del Tribunale dei minori di Reggio Calabria, sua l'idea di un progetto rivoluzionario che si propone di sradicare il fenomeno allontanando i minori a rischio di indottrinamento mafioso dalla famiglia con la prassi della decadenza o sospensione dalla potestà genitoriale così come previsto dagli articoli 330 e 333 del codice civile.

Il 21 luglio scorso il comune di Reggio Calabria ha conferito la cittadinanza onoraria al magistrato che lascia la città dove ha lavorato 25 anni per presiedere da settembre il Tribunale dei minori di Catania. A ripercorrerne il cammino c'è Giuseppe Marino, avvocato di diritto di famiglia minorile e giudice esperto del Tribunale dei minori di Reggio Calabria, tra i fondatori dell'Unione nazionale delle Camere minorili. "Il progetto, raccontato anche in un libro edito dalla Rizzoli e in un film Rai del 2019, nasce nel 2012 in Calabria su intuizione di Roberto Di Bella, che ritornato nel 2011 alla presidenza di un tribunale in cui aveva già esercitato anni prima da giudice minorile, si ritrovava spesso in giudizio i figli delle famiglie di 'ndrangheta condannate 15 anni prima".

È nata così la prassi di allontanare i minori dalle famiglie d'origine, inizialmente incompresa e osteggiata internamente ed esternamente, a cominciare dal peso dei quotidiani nazionali. I magistrati minorili si sono visti trattare in più di un caso come avventurieri del diritto con il pallino degli esperimenti di ingegneria sociale ma con il tempo, il senso del loro lavoro è stato capito incontrando in molti casi la solidarietà di colleghi.

"Il progetto ha così indicato allo Stato una strada alternativa per combattere il fenomeno: quella dello sradicamento dei legami familiari. Utilizzando il combinato disposto tra gli artt. 3 e 29 della Costituzione con la Convenzione dei diritti del fanciullo del 1989 e quella di Strasburgo del 1992, il tribunale dei minori reggino ha cominciato a disporre l'allontanamento dei minori dalla famiglia.

In caso di reati commessi da minori, sono stati individuati procedimenti di recupero in rete con Libera, Unicef e i servizi sociali: affidamenti a reti di associazione come quella di "Addio pizzo", a famiglie affidatarie o a comunità, in caso di minori con procedimenti penali a carico che avessero chiesto di essere ammessi al procedimento di messa alla prova".

Importante, in questo quadro di recupero sociale, anche la figura del curatore speciale, ricorda Marino: "Avvocati in grado di equilibrare il procedimento in corso perché in grado dialogare sia con il minore che con la famiglia di origine". Ed è così che il progetto reggino è diventato dal 2018 un protocollo nazionale firmato da Tribunale e Procura dei minori di Reggio Calabria, Direzione nazionale antimafia, associazione Libera e presidenza del Consiglio.

All'art. 3, alla voce "impegni delle parti", l'impegno a definire un programma coraggioso per "garantire pari opportunità ai minori provenienti da contesti familiari mafiosi aiutandoli a riconoscere i bisogni compressi dall'educazione malavitosa e a rivisitare in maniera critica le proprie esperienze di vita al di fuori della famiglia e del gruppo".

Nel 2019 il protocollo è stato rinnovato e allargato anche ai ministeri dell'Interno, della Giustizia e alla Cei che ne ha finanziato il progetto. E anche il Csm ha indicato la procedura del Tribunale di Reggio come best practice da recepire tra i 22 tribunali dei minori del paese.

 

 

 

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it