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Egitto. Zaky resterà in prigione almeno altri 45 giorni PDF Stampa
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di Victor Castaldi

 

Il Dubbio, 14 luglio 2020

 

Resterà nella prigione di Tora almeno altri 45 giorni Patrick George Zaky, lo studente egiziano iscritto all'Università di Bologna e attivista dei diritti umani detenuto in Egitto con l'accusa di "propaganda sovversiva" sui social network. Una detenzione che da mesi suscita indignazione e preoccupazione in quanto avvenuta senza prove, con accuse generiche e fuori dalla cornice del diritto alla difesa. Proprio in questi giorni Zaky ha compiuto il suo 29esimo anno di età, un compleanno dietro le sbarre.

La notizia del "rinnovo della sua detenzione" preventiva è stata data dal gruppo "Patrick Libero" sulla propria pagina Facebook. Nel post viene specificato che la decisione di tenere Zaky altre due settimane in carcere è stata presa senza che fosse presente nén lui né tantomeno i suoi legali. Una nuova udienza è stata fissata per il 16 giugno. "L'ultima volta che Patrick è apparso di fronte a un pubblico ministero è stato il 7 marzo - si ricorda sempre nel post- il che significa che è tenuto in carcere senza apparire davanti al pubblico ministero per un periodo di circa tre mesi".

L'unico diritto concesso a Zaky è stata la possibilità di scrivere una lettera ai genitori in cui afferma di essere ancora in buone condizioni di salute: "Cari, sto bene e in buona salute, spero che anche voi siate al sicuro e stiate bene. Famiglia, amici, amici di lavoro e dell'università di Bologna, mi mancate tanto, più di quanto io possa esprimere in poche parole".

Sulla questione è intervenuta Amnesty International che ha definito "atroce" la proroga della detenzione e ha invitato il governo italiano e il premier Giuseppe Conte ha esercitare forti pressioni sul Cairo e sulla giunta del generale Al Sisi.

Il portavoce di Amnesty Italia Riccardo Noury ha citato il caso di Mohamed Amashah, uno studente con doppia nazionalità egiziana americana, arrestato lo scorso anno dai servizi di sicurezza con accuse simili a quelle contestate a Zaky (aveva esposto uno striscione contro al Sisi in una manifestazione). Dopo un lungo braccio di ferro con gli Usa e oltre 400 giorni passati in prigione alla fine Amashah è stato liberato dal Cairo, una circostanza che secondo Noury dimostrerebbe "l'importanza della pressione diplomatica che se condotta con forza ottiene risultati".

Non particolarmente incisive, in tal senso, le parole del ministro degli Esteri Luigi di Maio che si dice "preoccupato", aggiungendo che il nostro paese "sta monitorando la situazione in modo costante e continuerà a seguire il caso con l'appoggio dell'ambasciata italiana al Cairo, tramite il coordinamento con i partner internazionali ma anche attraverso gli altri canali rilevanti".

Intanto nella prigione dove Zaky è rinchiuso le condizioni sanitarie sono aggravate dall'epidemia di coronavirus che ha colpito l'istituto: "Nonostante le smentite ufficiali, i gruppi egiziani per i diritti umani denunciano la diffusione del Covid-19 nella prigione di Tora. Intanto, per l'Eid sono stati scarcerati 3.000 detenuti tra cui ladri e almeno un assassino ma non Patrick Zaki e gli altri", ha concluso sempre Noury.

 

 

 

 

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