Giovedì 06 Agosto 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Tempi lunghissimi e scarsa fiducia nei magistrati: la fotografia Ue della giustizia italiana PDF Stampa
Condividi

di Simona Musco


Il Dubbio, 13 luglio 2020

 

Nel 2018 ci sono voluti più di 1.200 giorni per concludere un processo in via definitiva. Crolla la fiducia nelle toghe: il 55% ha un parere negativo. Cala la fiducia della cittadinanza nei confronti della magistratura, avvertita come sempre meno indipendente, mentre rimane alto il numero di giorni necessari per risolvere le controversie. È il quadro dipinto dalla Commissione europea nella valutazione della Giustizia per il 2020, che mette a confronto l'efficienza, la qualità e l'indipendenza dei sistemi giudiziari di tutti gli Stati membri dell'Ue.

Se, da un lato, si registra un costante miglioramento dell'efficienza dei sistemi giudiziari in molti Stati membri, dall'altro secondo i risultati di un'indagine Eurobarometro, i cittadini hanno sempre meno fiducia nell'operato della magistratura, avvertita come sempre meno indipendente.

"È incoraggiante constatare che in molti Stati membri i sistemi giudiziari funzionano meglio e che i cittadini europei possono chiedere efficacemente giustizia - ha sottolineato Věra Jourová, Vicepresidente per i Valori e la trasparenza. Ciò che però mi preoccupa è il fatto che, in alcuni paesi, il livello d'indipendenza della magistratura percepito è molto basso e viene principalmente ricondotto alla pressione politica".

Stando ai dati pubblicati nel rapporto, il tempo necessario per la risoluzione dei casi civili e commerciali vede l'Italia al secondo posto, dopo la Grecia, per lunghezza delle controversie, con un notevole miglioramento rispetto al 2012, ma non quanto basta per rimanere negli standard previsti dall'Europa. Per arrivare ad una sentenza di primo grado servono, dunque, 525 giorni in media, con un miglioramento di circa 80 giorni rispetto al 2012, quando ne occorrevano circa 600. Una cifra pazzesca se si considera che il Paese più veloce, la Lituania, ci mette poco più di 50 giorni per una sentenza di primo grado. In Francia sono necessari circa 400 giorni, mentre in Germania poco più di 200.

"Un sistema giudiziario efficiente gestisce il suo carico di lavoro e il suo arretrato di casi e formula giudizi senza indebito ritardo - si legge nel rapporto -. Guardando i dati disponibili dal 2012 in casi civili, commerciali e amministrativi, l'efficienza è migliorata o è rimasta stabile in 11 Stati membri, mentre è diminuita, sebbene spesso solo marginalmente, in 8 Stati membri. Si possono osservare sviluppi positivi nella maggior parte degli Stati membri che sono stati identificati nel contesto del semestre europeo per far fronte a sfide specifiche".

Ma l'Italia balza al primo posto quando si tratta di far arrivare i processi in Cassazione: per ottenere una sentenza definitiva, nel 2018, è stato necessario attendere anche 1200 giorni, ovvero tre anni e quasi quattro mesi, mentre ci sono voluti, invece, quasi mille giorni per una sentenza di secondo grado. Il paragone con la Francia è impietoso: oltralpe per concludere un processo in via definitiva ci vogliono meno di 350 giorni. Tale lentezza è dovuta, soprattutto, al numero di cause pendenti: in Italia se ne conta una ogni cento abitanti.

I costi della Giustizia - In Italia, la spesa della Giustizia è composta, in larghissima parte, da salari e stipendi di giudici e personale giudiziario, compresi i contributi sociali: si tratta di oltre il 60% della spesa. L'altra grossa fetta (circa il 25%) riguarda costi operativi per beni e servizi consumati dai tribunali, come affitto di immobili, uffici, materiali di consumo, energia e assistenza legale. Le spese fisse, come edifici e software per tribunali e altre spese, costituiscono circa il 5% della spesa. Secondo il rapporto, "risorse adeguate e personale qualificato sono necessari per il buon funzionamento del sistema giudiziario".

Indipendenza dei magistrati - In termini di percezione dell'indipendenza dei giudici, in Italia la situazione è disastrosa, con un netto calo, nel 2018, rispetto al 2017: solo poco più del 30% ha un grado di considerazione che va da abbastanza a molto alto, oltre il 40% ha un parere abbastanza negativo, il 15% molto negativo e il restante 15% non ha un'opinione in merito. L'Italia si trova così al terzultimo posto in termini di fiducia: peggio di noi solo la Slovacchia e la Croazia. Prima, invece, la Danimarca, sesta la Germania e undicesima la Francia.

"L'indipendenza giudiziaria, che è parte integrante del compito decisionale giudiziario, è un requisito derivante dal principio di effettiva tutela giurisdizionale di cui all'articolo 19 Tue e dal diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un organo giurisdizionale sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Ue (articolo 47) - si legge nel documento.

Il quadro di valutazione Ue 2020 della Giustizia mostra indicatori aggiornati in relazione all'indipendenza percepita di tribunali e giudici, le garanzie legali sui procedimenti disciplinari riguardanti giudici, istruzioni ai pubblici ministeri in singoli casi e nomina dei membri dei consigli di magistratura e due nuove rassegne sui procedimenti disciplinari riguardanti i pubblici ministeri". Tra le principali ragioni di tale sfiducia, in Italia, spicca la pressione subita dalla politica (40% circa), quasi alla pari con pressioni economiche e altri interessi specifici, mentre poco sopra il 25% si piazzano lo status e la posizione dei giudici.

 

 

 

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it