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Giustizia per giovani. I sistemi predittivi esigono nuovi giuristi PDF Stampa
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di Marzia Paolucci


Italia Oggi, 13 luglio 2020

 

L'innovazione legale e l'approccio a sistemi di giustizia predittiva richiedono una nuova fi gura di giurista formato sia al ragionamento logico che al pensiero computazionale. Materie che è necessario inserire nel percorso formativo universitario, prima ancora del coding.

È la dirompente proposta, ma non la sola, avanzata durante la sessione inglese del terzo congresso internazionale sulla giustizia predittiva organizzato on line dalla Scuola di diritto avanzato nelle giornate del 2 e 3 luglio scorso, dopo le scorse versioni in presenza di Londra e Roma.

Altra proposta uscita dall'appuntamento è stata quella di istituire una commissione parlamentare sull'intelligenza artificiale per studiare le potenzialità della tecnologia e per approfondirne opportunità e rischi delle sue applicazioni alla giustizia. L'appuntamento si è distinto per un parterre giuridico internazionale con la presenza di Luigi Viola, avvocato e direttore della Scuola, professore di Giurimetria a Uni- Pegaso Università di Napoli, Iain Grant Mitchell, esperto in IT Law e membro del Consiglio degli ordini forensi della Comunità europea, Oscar Silva Alvarez, professore di diritto processuale civile presso l'Università pontificia cattolica di Valparaíso, in Cile, Ratko Brnabic, professore associato a capo del dipartimento di Diritto commerciale e societario dell'Università di Split, in Croazia e Carlos Agulto Gonzales, professore di Diritto comparato e sistemi giuridici del mondo alla facoltà di giurisprudenza e scienza politica dell'Università Nacional Mayor de San Marcos, in Perú.

Per l'Italia sono intervenuti i professori Ugo Ruffolo, Lucilla Gatt, Mauro Bove, Gianfranco D'Aietti, Marco Scialdone, gli avvocati Gaetano Danzi, Veronica Casalnovo, Leo Stilo, Rocco Guerriero e i magistrati Caterina Chiaravalloti, Mirella Delia e Tiziana Caradonio. Ognuno di loro ha illustrato la situazione e l'impatto che l'utilizzo dell'intelligenza artificiale ha o avrà in futuro sul proprio ordinamento insieme al ruolo che modelli matematici e algoritmi possono giocare nel sistema giustizia, tema fondante del congresso.

In apertura del congresso, l'intervento del professor Luigi Viola: "Matematica e diritto sono nati insieme. Furono proprio le questioni legali a fornire il principale impulso allo sviluppo della matematica nell'antico Egitto: le inondazioni del Nilo, infatti, causarono la distruzione dei confini tra acri di terra agricola. Di conseguenza, quando le acque si ritirarono, non fu più possibile identificare le singole proprietà; la geometria è nata per risolvere questi conflitti legali", ha evidenziato il cattedratico che studia l'applicazione della Giurimetria alla previsione degli esiti giudiziari e autore del volume Interpretazione della legge con modelli matematici.

E sull'importanza di favorire il giusto pensiero computazionale in un'ottica integrata tra i diversi specialisti a lavoro, ha messo il punto Gianfranco D'Aietti, docente di informatica giuridica alle università di Pavia e Bocconi di Milano, già presidente del Tribunale di Sondrio e autore del software "ReMida" che consente di determinare matematicamente gli assegni di mantenimento per coniuge e figli nelle separazioni e nei divorzi.

"Negli anni della mia presidenza del tribunale di Sondrio, mi sono occupato di predittività nelle separazioni e divorzi sviluppando un modello matematico preso da casi concreti analizzati nella loro frequenza statistica e questo ha portato a una metodologia applicabile in tanti settori contraddistinti dalla discrezionalità. Ciò comporta", deduce il magistrato, "un rapporto stretto tra il giurista che deve analizzare le procedure e costruire mentalmente gli algoritmi e coloro che li vanno a sviluppare: gli analisti.

Sono loro che vanno a studiare un settore che non conoscono, ne prendono gli elementi fondamentali che credono di comprendere, lo passano ai programmatori che sviluppano e interpretano a loro volta ciò che gli ha detto l'analista e il più delle volte", avverte, "il prodotto informatico di tipo decisionale che ne esce è insufficiente.

Questa discrasia tra chi pensa e chi costruisce il sistema informatico generando una sequenza di errori è uno dei problemi gravi del mondo giuridico perché manca il pensiero computazionale, il metodo di misurare, valutare e interloquire tra noi operatori del diritto e chi realizza i sistemi informatici così da consentire al giurista di dettare e controllare l'algoritmo".

 

 

 

 

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