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Bonafede e le udienze riaperte: "Sull'organizzazione sono i capi degli uffici a decidere" PDF Stampa
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di Simona Musco


Il Dubbio, 30 giugno 2020

 

"Sull'organizzazione delle udienze il ministro della Giustizia non può entrare nel merito, se non a livello generale". Il guardasigilli Alfonso Bonafede lo ricorda a poche ore dalla fine del lockdown della giustizia, anticipata ad oggi dal Dl Intercettazioni. Ma restano le incognite delle scelte materiali dei capi degli uffici, del calendario d'udienza tuttora semideserto in molti Tribunali e soprattutto dell'ormai irreversibile smart working dei cancellieri.

"Ripartiamo con le udienze": ad assicurarlo è ancora una volta il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, a margine della messa per le vittime della strage ferroviaria di Viareggio, nel giorno del suo undicesimo anniversario. Una promessa, quella del Guardasigilli, che si scontra con le perplessità dell'avvocatura, convinta che prima di settembre non sarà possibile tornare alla normalità, in primis per un ricorso considerato eccessivo dello smart working da parte del personale di cancelleria, senza la cui presenza - data l'impossibilità di accedere ai registri - sarebbe praticamente impossibile celebrare udienze.

E in secondo luogo per via dei rinvii di quasi l'85% delle udienze fissate tra il primo e il 15 luglio. Il nodo da sciogliere rimane, dunque, quello relativo all'organizzazione delle cancellerie, di fatto in mano ai Capi degli uffici. Una prerogativa prevista dai decreti che, in questi mesi di lockdown, sono stati emanati con lo scopo di riorganizzare l'attività giudiziaria, praticamente paralizzata, e ribadita da Bonafede, che ieri ha specificato come "sull'organizzazione delle udienze il ministro della Giustizia non può entrare nel merito, se non a livello generale".

Il Guardasigilli ha però provato a tranquillizzare gli addetti ai lavori, sottolineando i lavori in corso "affinché l'attività giudiziaria nel Paese possa riprendere, con tutte le precauzioni", per garantire, dunque "il ritorno alla normalità: i cittadini devono sapere che la pandemia non ferma la giustizia italiana". Sul rientro dei cancellieri in Tribunale esiste già una circolare, diramata dal capo del Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, Barbara Fabbrini, secondo cui il Dl Rilancio già consente di rimodulare il ricorso al lavoro agile.

Rimane onere dei Capi degli uffici riorganizzare tutto. Ma ciò che preoccupa ulteriormente l'avvocatura è lo slittamento del Tavolo tecnico - in presenza dei sindacati di categoria - per la programmazione delle attività delle politiche per il personale dell'Amministrazione giudiziaria, con un apposito focus sulle tematiche relative allo smart-working, previsto inizialmente il 23 giugno scorso e posticipato al 6 luglio, ovvero cinque giorni dopo la proclamata riapertura delle aule d'udienza. Una contraddizione, dal momento che il 30 giugno avrebbe dovuto costituire la data ultima del blocco delle udienze.

La priorità, per Bonafede, è ora "concentrarsi sulla celerità dei tempi del processo", sia penale sia civile, "poiché non basta dire che è stato superato il vecchio regime normativo della prescrizione: adesso i cittadini chiedono che ci sia un processo che abbia tempi brevi e, nei limiti del possibile certi", ha aggiunto. "C'è una riforma del processo penale che è del Parlamento - ha proseguito - e che bisogna che vada avanti con velocità".

La legge delega al Governo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie si trova ora in Commissione Giustizia, dove è in corso l'esame e dove oggi riprenderanno i lavori, che prevedono, su proposta della senatrice Grazia D'Angelo, del M5S, anche una serie di audizioni. Contemporaneamente, Bonafede incontrerà oggi in via Arenula Consiglio nazionale forense, Ocf, Aiga e Unione delle camere civili per il tavolo sulla riforma, incontro che replicherà domani con al tavolo, oltre alle associazioni, anche l'Unione delle Camere penali.

 

 

 

 

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