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Sui migranti torna il modello integrazione. Dai 5S sì ai decreti cambiati, ma non ora PDF Stampa
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di Alessandra Ziniti


La Repubblica, 30 giugno 2020

 

Riapriranno i piccoli centri per richiedenti asilo e ripartiranno i corsi di formazione. Però i grillini chiedono un rinvio a settembre. "La revisione dei decreti sicurezza, prevista dal programma di governo, deve rappresentare l'occasione per una riforma del sistema di accoglienza, orientata a garantire ordine e integrazione, attraverso un sistema capillare e diffuso sui territori".

Si apre così il documento di tre pagine che mette nero su bianco il sì ufficiale del M5S alla riscrittura dei decreti sicurezza. Sì al ritorno agli Sprar, sì all'ampliamento dei casi di protezione speciale, sì al dimezzamento dei tempi di detenzione dei migranti destinati al rimpatrio, sì a nuove forme di tutela dei minori stranieri non accompagnati, sì alla partecipazione dei richiedenti asilo a corsi di formazione e attività di utilità sociale e sì ad alcuni paletti sulla revoca della cittadinanza.

Dunque, c'è ben di più del recepimento delle osservazioni del Capo dello Stato (anche se sulle multe alle Ong la posizione del M5S è quella del ritorno all'importo originario da 10 a 50.000 euro) nelle proposte su cui le due anime del Movimento hanno trovato l'accordo, inviate alla ministra dell'Interno Lamorgese alla vigilia del terzo appuntamento del tavolo fissato per oggi al Viminale. Una significativa apertura nel merito delle modifiche che avvicina sensibilmente quel punto di caduta con le proposte di Pd, Leu e Iv.

Resta però l'incognita (niente affatto secondaria) dei tempi. Perché oggi Giuseppe Brescia e Vittoria Baldino riproporranno agli alleati di governo la richiesta di rinviare a settembre la riscrittura dei decreti. "Non c'è nessuna intenzione di perdere tempo - dice Brescia, soddisfatto di essere riuscito ad ottenere la disponibilità del Movimento alle modifiche - ma il Parlamento è sovraccarico di lavoro e si rischia di fare male una cosa che va fatta molto bene".

Pd, Leu e Iv vorrebbero invece portare in Consiglio dei ministri il nuovo testo prima delle ferie ma, soprattutto in casa Pd, non sembra ci sia intenzione di trasformare la questione dei tempi in una questione politica. Insomma, se le ragioni del rinvio chiesto dal M5S sono tecniche, legate ad un prevedibile ingorgo parlamentare, anche la valutazione sarà tecnica: nessuno si può permettere di fare un decreto che poi rischia di non essere convertito nei tempi previsti, dicono. La priorità immediata è ad arrivare (magari già oggi) ad un testo condiviso.

E, nel documento del M5S, i ripetuti richiami all'integrazione, all'ampliamento dei permessi di soggiorno e al ripristino delle attività anche per i richiedenti asilo costituiscono un cambio di passo deciso rispetto alla difesa tout court dei decreti Salvini. La riforma dello Sprar innanzitutto che "deve andare oltre una mera operazione di ripristino".

Il M5S vuole l'accoglienza diffusa sia per i rifugiati che per i richiedenti asilo, limitando i grandi centri a non più di 100 posti. E chiede il ripristino delle misure di integrazione dei richiedenti asilo: corsi di italiano, formazione professionale, e "impiego, su base volontaria, in attività di utilità sociale in favore della collettività". Non è il ritorno dei permessi umanitaria ma - si legge nel documento - "si considera soddisfacente il rafforzamento della protezione speciale", concedendola a chi ha subito trattamenti disumani e degradanti.

Protezione garantita per i vulnerabili e "tutti i permessi di soggiorno dovrebbero essere convertibili in permessi per motivi di lavoro". Con un occhio ai neomaggiorenni a cui "andrebbe garantita la possibilità di regolarizzazione per permesso di studio, lavoro o attesa occupazione". E basta con i Centri per il rimpatrio lager. Il M55 è d'accordo a riportare da 180 a 90 giorni il tempo di detenzione magari anche in luoghi diversi dai Cpr "con condizioni di trattamento che assicurino il rispetto della dignità umana".

 

 

 

 

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