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Hong Kong. Ultimo atto, votata a Pechino la "legge di sicurezza" PDF Stampa
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di Guido Santevecchi


Corriere della Sera, 30 giugno 2020

 

La Cina aveva fretta di varare il provvedimento anti proteste entro l'1 luglio, anniversario del ritorno dell'ex colonia britannica alla madrepatria. L'attivista Wong: la città diventa uno stato di polizia segreta". Lord Patten: "Situazione pazzesca". Il Congresso del popolo cinese ha messo questa mattina il timbro sotto la Legge di sicurezza nazionale per Hong Kong.

Voto all'unanimità da parte dei 162 membri del Comitato permanente del Congresso, riunito in Piazza Tienanmen. Pechino aveva fretta di varare la legislazione anti sedizione, anti secessione, anti terrorismo, anti collusione con lo straniero in tempo per la celebrazione dell'1 luglio, 23° anniversario della restituzione dell'ex colonia britannica alla Madrepatria.

La nuova legge cinese deve ingabbiare la protesta, pacifica o violenta che sia. Pechino ribatte che, piaccia o no agli stranieri colonialisti e nostalgici, Hong Kong è parte della Cina e non saranno ammesse ingerenze esterne in affari interni. Ancora incerti i metodi di applicazione, le pene: si è parlato anche di ergastolo per i trasgressori.

I dettagli sono annunciati per il pomeriggio ora di Pechino. Nei giorni scorsi le autorità hanno assicurato che "solo pochi casi saranno giudicati da magistrati cinesi", il grosso del lavoro sarà lasciato ai giudici di Hong Kong, ispirati dal common law garantista britannico. Ma i legislatori cinesi sono maestri nel lasciare i contenuti delle norme "flessibili" all'interno delle cornici. Di sicuro, Pechino insedierà nella City una sua Agenzia di sicurezza e intelligence che "collaborerà con le autorità locali".

Xi Jinping era stanco e frustrato di fronte alle scene di lotta continua e anche di violenze gravi arrivate da Hong Kong per tutto il 2019, prima dell'anestesia causata dal coronavirus. La Legge per Hong Kong accelera la corsa in rotta di collisione tra Stati Uniti e Cina. Sia Donald Trump, sia Xi hanno obiettivi elettorali quest'anno. Trump il primo martedì di novembre affronta le urne per la rielezione a presidente. A Hong Kong il 6 settembre si vota a suffragio universale per il rinnovo del Legislative Council: ora i candidati di opposizione come il giovane Joshua Wong potranno essere squalificati preventivamente per "sovversione" o "collusione con forze straniere".

Dal 1997 vige il principio "Un Paese due sistemi". Secondo l'opposizione democratica di Hong Kong "vigeva". La Legge cinese ora omologherà la City orgogliosa al modello di altre città della Cina, impedendo di protestare contro il governo e il Partito-Stato. Gli Stati Uniti revocano lo status commerciale distinto e preferenziale per Hong Kong: Mike Pompeo ieri ha dichiarato il blocco delle forniture "sensibili" al territorio. Londra offre il passaporto a tre milioni di hongkonghesi, se vorranno andarsene.

L'Unione europea minaccia non meglio precisate "gravi conseguenze" (ma intanto tutti trattano con Pechino per i propri interessi economici). Con la legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina "Hong Kong diventerà uno stato di polizia segreta" scrive su Twitter l'attivista pro-democrazia Joshua Wong. Wong, insieme a figure di primo piano come Nathan Law, Jeffrey Ngo e Agnes Chow, ha dato le dimissioni da Demosisto, partito nel mirino per le campagne pro suffragio universale e la richiesta di sanzioni contro gli abusi sui diritti della Cina.

Reagisce anche Chris Patten, 28° e ultimo governatore britannico di Hong Kong (poco apprezzato da Pechino che lo definì "prostituta millenaria"). In un'intervista alla Bloomberg tv Lord Patten dice con amarezza che la Legge di sicurezza nazionale è una forzatura, perché Hong Kong aveva ereditato norme garantiste britanniche per combattere sedizione e terrorismo. "Ora entra in vigore Un Paese un sistema, in violazione degli accordi che volevano la City autonoma fino al 2047", aggiunge Patten e osserva: "Neanche la governatrice Carrie Lam ha potuto leggere in anticipo i termini della legislazione imposta al suo territorio, situazione pazzesca".

Lord Patten è stato l'uomo che ha ripiegato la Union Jack e l'ha riportata a Londra. Pianse, quella notte piovosa dell'1 luglio 1997, mentre assisteva alla cerimonia finale. Intorno a lui funzionari della Repubblica popolare cinese che il Principe Carlo, presente, definì nel suo diario "statue di cera vestite di nero". Lord Patten versò molte lacrime (anche di coccodrillo, perché per 156 anni i governatori vennero designati a Londra, non eletti dai sudditi della colonia di Sua maestà) ma ha naturalmente un senso dell'humour britannico.

E nelle sue memorie (che gli hanno fruttato un bel gruzzolo in sterline e in dollari hongkonghesi) ha ricordato: "Poco prima di lasciare Hong Kong, durante una visita a un ospedale psichiatrico, un paziente mi chiese con cortesia "perché un Paese che si vantava di essere la più antica democrazia del mondo aveva deciso di lasciare la nostra città a un Paese con un sistema di governo opposto, senza consultare la popolazione". Strano, disse uno dei miei assistenti, che l'uomo con la domanda più assennata su Hong Kong sia ricoverato in un manicomio".

Domani Carrie Lam celebrerà l'anniversario della Restituzione. alte reti protettive sono state piazzate intorno alla Bauhinia Square dove si svolgerà l'alzabandiera. Vietata la consueta contromanifestazione degli oppositori (per precauzione sanitaria anti-coronavirus, dice la polizia). Il fronte democratico ha chiamato comunque all'adunata la sua gente, al Victoria Park. Ci vorrà molto coraggio per sfidare la Legge di Pechino, rischiando l'accusa di sedizione, separatismo, terrorismo, collusione con lo straniero.

 

 

 

 

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