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Torino. Passò 210 giorni in una cella piccola e senza acqua calda, il giudice: risarcitelo PDF Stampa
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di Ottavia Giustetti


La Repubblica, 29 giugno 2020

 

Meno di tre metri quadrati per muoversi all'interno di una cella che veniva aperta appena quattro ore al giorno. L'impossibilità assoluta di privacy. Un lavandino per lavarsi, da cui sgorgava solamente acqua fredda. Così, per 210 giorni consecutivi nel carcere delle Vallette di Torino, detenuto in virtù della misura cautelare dell'operazione "Big Bang" sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Piemonte.

Il detenuto, scontata la sua pena tra Torino e San Gimignano, si è guadagnato il 23 giugno un risarcimento da 1.680 euro, come ristoro per il periodo in cui è stato detenuto nel penitenziario Lorusso e Cutugno. La decisione è del tribunale di Sorveglianza di Siena che gli ha riconosciuto di aver subito un "trattamento inumano e degradante".

A sette anni ormai dalla sentenza Torreggiani, quella con cui la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato all'unanimità l'Italia per le condizioni dei detenuti nelle sue carceri, il problema degli spazi e del trattamento delle persone in cella non è ancora risolto. Tanto che i giudici, di fronte alle istanze dei detenuti, sono costretti ancora adesso a riconoscere il risarcimento economico ai condannati che non hanno ricevuto una reale opportunità di riabilitazione scontando la pena.

Sono decine i ricorsi, e in gran parte vengono accolti: o con lo sconto di un giorno di pena per ogni giorno trascorso in una cella troppo piccola, o troppo affollata, o in una condizione di ristrettezza eccessiva. In alternativa, per chi non ha una pena da portare a termine, con un risarcimento economico che allo Stato costa 8 euro al giorno.

"Abbiamo dimostrato facilmente che il mio assistito ha vissuto in cella in condizioni degradanti - dice la sua avvocata Caterina Biafora - lo spazio vitale era assolutamente insufficiente per condurre un'esistenza accettabile. Non c'era l'acqua calda e il tempo trascorso segregato nel piccolo spazio tra un letto a castello e un lavandino era di 18 ore al giorno ". Inoltre, i mesi passati alle Vallette erano quelli della custodia cautelare, quindi neppure conseguenti a una condanna.

 

 

 

 

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