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"Ora processiamo le toghe" PDF Stampa
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di Errico Novi

 

Il Dubbio, 26 giugno 2020

 

Giovanni Salvi chiede al Csm il giudizio disciplinare per Palamara e altri nove magistrati. Il Procuratore della Cassazione: "Rischiano di essere radiati, toccato il punto di non ritorno". Ancora al vaglio le nuove chat. Il momento. Si deve considerare il momento. L'espulsione di Luca Palamara, appena deliberata dall'Anm tra non poche contestazioni della difesa. L'ipotesi di avviare una procedura amministrativa nella prima commissione del Csm, che valuti eventuali incompatibilità ambientali per i magistrati coinvolti nel caso Procure. La sanzione impropria di una riforma hard.

Che tuttora oscilla fra l'arma letale (per le correnti) del sorteggio e le troppe timidezze sul rigore nelle valutazioni di professionalità. C'era il serio rischio della giustizia sommaria, anzi confusa, nella cosiddetta Palamaropoli (copyright dell'insopportabile Vittorio Sgarbi).

Di fronte a un simile rischio, il Pg della Cassazione Giovanni Salvi, titolare dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati italiani, convoca una eccezionale, perché insolita, conferenza stampa. Si limita a poche parole, pesantissime: chiusa la prima parte dell'istruttoria relativa agli atti dell'indagine penale di Perugia, la Procura generale, spiega, "ha chiesto alla sezione disciplinare del Csm il giudizio per dieci magistrati". Sono Luca Palamara, il deputato di Italia viva (magistrato in aspettativa) Cosimo Ferri, i cinque ex togati del Csm - Antonio Lepre, Luigi Spina, Gianluigi Morlini, Corrado Cartoni e Paolo Criscuoli - che si erano dimessi l'anno scorso dopo l'avvio dell'inchiesta, l'ex pm della Dna Cesare Sirignano, l'ex pm di Roma Stefano Rocco Fava e due magistrati segretari del Consiglio superiore (per uno dei quali la richiesta di giudizio disciplinare è già stata avanzata in precedenza).

"Rischiano anche le sanzioni più gravi", ossia la radiazione dall'ordine giudiziario, ricorda Salvi. Non solo. La Procura generale della Cassazione, chiarisce ancora il magistrato che ne è a capo, continua a condurre un lavoro incentrato sulla "assoluta correttezza e trasparenza" anche sulle nuove chat contenute negli atti di recente depositati dagli inquirenti umbri. Se sui primi 10 nomi l'istruttoria è chiusa, ci sono diverse altre posizioni al vaglio della Suprema corte. "Alcune conversazioni riguardano anche consiglieri", cioè togati tuttora in carica, ma, avverte ancora il pg di Cassazione, "dobbiamo fare un lavoro completo, valutare le diverse condotte".

Non si trascurerà alcun dettaglio e anche i comportamenti meno immediatamente associabili a chiari illeciti disciplinari saranno trattati "con serietà", senza "nessun coperchio sopra", con "criteri chiari e trasparenti, che saranno resi pubblici assieme alla conclusione dell'istruttoria". Alcuni dei magistrati finiti nell'ultima ondata del gossip mediatico- giudiziario non sono consiglieri superiori ma hanno rivestito funzioni di enorme rilievo, anche ai vertici dei ministeri. "Ciò che è successo è irreversibile, ha segnato un punto di non ritorno", osserva Salvi nell'incontro con la stampa, "l'impatto di queste vicende è pessimo ma ora si stanno facendo passi avanti importanti al Csm. All'opinione pubblica", è il messaggio del pg, "direi di guardare con fiducia: c'è stato un grave colpo alla credibilità, e abbiamo tutti desiderio di dimostrare che vogliamo cambiare pagina".

Si dirà: ecco il terribile inquisitore. Il magistrato pronto a stritolare i colleghi troppo indaffarati a trattar nomine. Certo, il capo d'incolpazione è pesantissimo, nel caso dei 10 per i quali l'istruttoria è chiusa: parlare di "interferenza nell'esercizio dell'attività del Consiglio", riferita ai contatti impropri, esterni al fisiologico confronto con la componente laica del Csm, è una contestazione disciplinare molto specifica e ben definita. Certo più di quanto potrebbe essere l'assai fumoso traffico di influenze per un politico che raccomanda il dirigente di un'azienda a partecipazione pubblica.

Perché va pesato quel dettaglio rilevantissino, non casualmente richiamato dal procuratore generale: "L'elemento differenziale sta nel fatto che le scelte venivano esposte in relazione a condotte o richieste rispetto a posizioni processuali, per favorire uno o danneggiare l'altro". Quindi, il legame tra esponenti dei partiti e alcuni consiglieri superiori avrebbe intrecciato le strategie sulle nomine con indagini di competenza degli uffici a cui erano relative. Qui c'è qualcosa di diverso: non si tratterebbe di traffico d'influenze, ma del tentativo di condizionare, con l'attribuzione di incarichi direttivi, l'esito di indagini che alcune Procure, essenzialmente quella di Roma, conducevano a carico sia di magistrati sia di esponenti politici.

Si diceva dell'inquisitore. E invece Giovanni Salvi va riconosciuto come un pacificatore, in realtà. Perché rispetto alle pur pesantissime ipotesi disciplinari che intende contestare nel giudizio a Palazzo dei Marescialli, non fa altro che svolgere la propria funzione. Ora per gli incolpati "ci sarà la più ampia possibilità di difendersi", come ricorda lo stesso pg. Ma soprattutto, con la mossa appena compiuta, Salvi ha fatto ordine. Ecco perché va considerato un pacificatore.

Ha ricordato che non sarà necessario ricorrere a procedure di trasferimento per incompatibilità ambientale, o che comunque tali iniziative non dovranno essere proposte quale improprio surrogato del procedimento disciplinare. Ha ricordato pure che l'Anm ha titolo, certo, ad agire per le violazioni al codice deontologico, ma che la stessa associazione non dovrà essere tormentata dalla frenesia della giustizia domestica sommaria. E soprattutto, Salvi ha ricordato, come aveva fatto Giovanni Maria Flick qualche giorno fa attraverso un'intervista al Dubbio, che gli strumenti per sanzionare le condotte scorrette, nella magistratura, esistono. E che lì dove non si ritiene di potersi spingere sul piano penale, può arrivare il processo davanti alla sezione disciplinare del Csm. E infine, che la politica non avrà alcun bisogno di riforme punitive, né nei confronti delle correnti né del Csm. Dovranno essere "semplicemente coraggiose" (e non ipocrite, come paventato dall'Unione Camere penali), al pari delle parole pronunciate ieri da Salvi.

 

 

 

 

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