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Giustizia, sì alla fiducia su intercettazioni e decreto antiscarcerazioni PDF Stampa
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di Liana Milella

 

La Repubblica, 25 giugno 2020

 

I tribunali ripartiranno dal primo luglio. Sulla separazione delle carriere si dividono Renzi e il Pd. Un voto di fiducia privo di ansia. Alla Camera finisce 305 contro 232 (con 2 astenuti) sul decreto "misto" che raggruppa il nuovo, ma questa volta definitivo rinvio della legge sulle intercettazioni, al primo settembre. Ma anche le norme sull'App immuni.

Nonché i due decreti riuniti del Guardasigilli Alfonso Bonafede contro le 220 scarcerazioni di altrettanti boss mafiosi avvenute in una quarantina di giorni tra marzo e aprile. Il primo decreto è quello che obbliga i magistrati di sorveglianza a sentire il parere delle procure antimafia e anche del procuratore nazionale antimafia.

Il secondo, peraltro già impugnato davanti alla Consulta da tre uffici giudiziari, è quello che obbliga le toghe a verificare le condizioni che hanno permesso i domiciliari. Tra le norme c'è anche quella che fa ripartire la giustizia il primo luglio, lasciandosi alle spalle il lockdown dovuto al Covid. Al via definitivo mancano solo - e sono previsti per domani - il voto sugli ordini del giorno e poi quello finale.

Ma come antipasto sulla giustizia ecco che torna l'incubo, per Bonafede e la maggioranza giallorossa, della separazione delle carriere. Di buon mattino lo ributta in pista Matteo Renzi. Giusto alla vigilia, tra una decina di giorni, del voto alla Camera, prima in commissione Affari costituzionali e poi in aula, sul progetto di legge per separare le carriere.

Che nasce come un'iniziativa di legge popolare delle Camere penali e poi viene sostenuta da un intergruppo trasversale a maggioranza e opposizione, dove a sostenere l'ipotesi di distinguere nettamente giudici da pm ci sono anche deputati del Pd. Sulle carriere separate, come sul rinvio della prescrizione del Guardasigilli Alfonso Bonafede (lo stop è in vigore dal primo gennaio) si realizza una trasversalità politica tra i renziani e Forza Italia.

Un'alleanza non nuova, tant'è che anche domani, quando si voteranno gli ordini del giorno al decreto sulla giustizia, si potrebbe verificare una convergenza tra i due gruppi: ad esempio sulla prescrizione da rinviare al 2021 e su una nuova proposta del responsabile Giustizia di Forza Italia Enrico Costa che chiede di bloccare, fino alla fine del 2021, tutti gli incarichi extragiudiziari delle toghe.

Ma torniamo alla separazione delle carriere, questione portata in Parlamento da Giandomenico Caiazza, il presidente delle Camere penali che Renzi ha imposto alla maggioranza come presenza obbligatoria al tavolo delle trattative sulla giustizia. Certo una richiesta non casuale vista la sua battaglia non solo sulle carriere, ma anche sullo stop alla prescrizione. Tutti temi che spaccano la maggioranza.

A partire dalle carriere. Sostiene Renzi parlando con il Dubbio, il quotidiano delle Camere penali: "Per la prima volta da anni l'opinione pubblica non crede più al racconto: giudici eroi, politici ladri. La verità è più complessa e finalmente si sta facendo strada. Penso che presto si potrà iniziare a parlare civilmente anche di separazione delle carriere". Ma su un altro giornale, il Riformista, ecco all'opposto la campana di Walter Verini, il responsabile Giustizia del Pd, che dice: "La separazione delle carriere non mi convince. Perché contiene il rischio della tentazione in qualcuno di dare un colpo all'indipendenza della magistratura".

Lo scontro non potrebbe essere più duro. E si materializzerà subito in commissione Affari costituzionali tra una settimana quando dovrà essere votata la legge per l'aula. La scadenza era quella del 29 giugno, già fissata da tempo nel calendario, ma è stata rinviata di una decina di giorni. Il relatore del provvedimento, il costituzionalista del Pd Stefano Ceccanti, le cui simpatie renziane sono note, non ha mai fatto mistero di essere favorevole alla separazione, ma non ha presentato emendamenti. Mentre lo ha fatto M5S per cancellare del tutto la legge.

I numeri sono ballerini. In aula, se la maggioranza dovesse spaccarsi con un voto dei renziani e di una parte del Pd a favore della separazione, questo sarebbe un colpo su un argomento molto delicato. Soprattutto alla vigilia della legge sulla giustizia su cui il Guardasigilli Bonafede è ormai giunto alle battute finali. La riforma del Csm e dei criteri di nomina dei magistrati sono lì dentro. E se la maggioranza giallorossa si dividesse prima sulle carriere questo sarebbe un segnale molto negativo.

 

 

 

 

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