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Venezia. "Udienze rinviate, gli avvocati non hanno colpe" PDF Stampa
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Il Gazzettino, 25 giugno 2020

 

I penalisti replicano all'Anm: "Il processo da remoto viola tutti i diritti". Si fa sempre più aspro lo scontro tra avvocatura e magistratura sulla situazione di crisi degli uffici giudiziari, aggravata dall'emergenza coronavirus e dalla forte riduzione dell'attività per le misure anti-contagio. Ad aprire la polemica sono stati i penalisti padovani, lamentando che la paralisi prosegue, anche ora che i processi dovrebbero riprendere, per colpa di continui rinvii delle udienze.

La sezione veneta dell'Associazione nazionale magistrati ha replicato fornendo i dati delle molte sentenze emesse nei mesi scorsi (prova che l'attività non si è mai fermata) e lamentando che gran parte dei rinvii è chiesta dagli avvocati che non prestano il consenso "alla celebrazione dei processi in presenza e anche in modalità da remoto", nonostante i protocolli siglati.

"Nessun processo è stato rinviato per colpa degli avvocati", sbotta Simone Zancani, vicepresidente della Camera penale veneziana, che ieri diramato una nota molto dura, nella quale si ricorda come le indagini di Perugia abbiano svelato il modo in cui l'Anm gestisce il sistema giudiziario "in modo autoreferenziale e pervasivo, per poi "attribuire ad altri le responsabilità" delle disfunzioni.

Quanto al rifiuto degli avvocati di aderire alla proposta di celebrare da remoto tutti i processi, i penalisti rivendicano di aver difeso il processo penale "da una deriva pericolosissima", impedendo che il giudizio penale "si tramutasse in un videogame" e difendendo "un diritto fondamentale (...) ci saremmo aspettati che la magistratura fosse al nostro fianco".

Il presidente di Anm Veneto, Vincenzo Sgubbi è sorpreso per l'attacco: "Ci eravamo limitati ad osservare che parte dei rinvii sarebbero stati evitabili se, nelle udienze che lo consentivano senza sacrificare diritti fondamentali, vi fosse stato il consenso alla celebrazione da remoto. Per esempio nei casi in cui i difensori nemmeno compaiono, lasciandosi sostituire da un collega di passaggio. La risposta della Camera penale conferma il dato e difende quella (rispettabilissima) opzione di netta chiusura".

A Venezia il protocollo abbozzato per cercare di definire le regole del processo da remoto durante il lockdown si limitava alle convalide di arresto e alle direttissime con detenuti: aveva l'adesione di avvocati e magistrati ma fu la Procura ad opporsi all'ipotesi che oltre al detenuto (che per decreto governativo deve comparire in videoconferenza dal carcere) anche avvocati e magistrati potessero non presentarsi fisicamente in udienza.

 

 

 

 

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