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Monza. Carcere di via Sanquirico, di agenti "prigionieri" nella guardiola infernale PDF Stampa
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di Marco Galvani

 

Il Giorno, 25 giugno 2020

 

Niente aria condizionata, il sistema a riciclo è vietato dalle norme anti Covid. Nemmeno un lavandino e nel blocco carraio si toccano punte di 50 gradi. Chiusi in una guardiola blindata per sei ore di fila. Senza aria condizionata, senza ventilatore, senza neanche un lavandino dove potersi almeno rinfrescare la faccia. E senza nemmeno poter tenere aperta la porta per far correre l'aria. Perché quella guardiola è il varco di accesso al carcere di Monza.

Quello che tecnicamente viene chiamato blocco carraio. È da lì che si deve passare prima di poter oltrepassare il cancello, a piedi o in auto. Il "filtro" che controlla chiunque ha necessità di accedere all'istituto di via Sanquirico. Agenti, avvocati, magistrati, educatori, volontari, fornitori, ma anche i parenti dei detenuti in occasione dei colloqui. In quella scatola di cemento armato, spessi vetri antiproiettile e porte blindate, lavorano gli agenti di guardia all'ingresso.

Turni che vanno dalle 6 alle 8 ore. Ma se fino all'estate scorsa di problemi non ce ne sono stati, adesso con le disposizioni introdotte dall'emergenza coronavirus, "lì dentro è diventato un inferno", denuncia Domenico Benemia della Uil penitenziari. "In base a quanto previsto, l'aria condizionata è possibile utilizzarla solo se non utilizza un sistema a ricircolo - spiega il sindacalista -. L'impianto dell'istituto, invece, ha proprio quel tipo di funzionamento e quindi non è possibile accenderlo. E per lo stesso motivo, il contenimento del virus, in quella stanza non è possibile accendere un ventilatore perché potrebbe spargere nell'aria il Covid".

Una situazione che ormai sta diventando "insostenibile". Le temperature che si raggiungono dentro al blocco carraio in questi ultimi giorni sono "insopportabili". "Il sole è a picco e i raggi che passano attraverso i vetri blindati sembra che creino ancora più caldo - lamenta Benemia. Lì dentro tocchi anche i 50 gradi quando fuori il termometro oscilla tra i 35 e i 40 gradi. È diventato un forno e non essendoci il bagno, i colleghi non hanno nemmeno la possibilità di rinfrescarsi al lavandino".

Condizione simile nella zona dei colloqui, dove i detenuti incontrano avvocati, magistrati e familiari: "Anche qui il sistema di condizionamento è a ricircolo e quindi non si può usare". Certo, "la direzione si è attivata per cercare di risolvere il problema - riconosce il sindacalista - si stanno facendo dei preventivi per adeguare l'impianto di raffrescamento, tuttavia non possiamo nascondere che siamo in pesante ritardo. I tempi per scegliere il preventivo più conveniente, avviare e completare i lavori non saranno brevi.

Eppure quando si è trattato di intervenire per andare incontro alle necessità dei detenuti è stato tutto semplice e veloce, i servizi per garantire (e potenziare) i colloqui con i familiari attraverso tablet e telefonini sono stati attivati immediatamente. Ora che abbiamo bisogno noi agenti è tutto più complicato".

 

 

 

 

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