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L'inferno giudiziario e i suoi danni collaterali PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 25 giugno 2020

 

L'ultimo romanzo di Pier Bruno Cosso ispirato a una storia vera. Capita spesso che molte persone finiscono stritolate negli ingranaggi della malagiustizia. Si sbatte il mostro in prima pagina e i soldi, se mai li avranno come risarcimento, non potranno mai sanare le ferite.

In questi giorni è uscito un romanzo ispirato a una storia vera dal titolo "Solo danni collaterali", pubblicato dalla Marlin, la casa editrice di Tommaso e Sante Avagliano (collana Il Portico, € 14,90 con promo sconto del 20% # Estate-ConUnLibroMarlin fino al 5 luglio 2020 solo sul sito www.marlineditore.it), disponibile già on line.

Il quarto libro dello scrittore sardo Pier Bruno Cosso racconta di un onesto medico di famiglia vittima del delirio d'onnipotenza di un magistrato che lo trascina in un inferno giudiziario. Il tema non ha mai smesso di interrogare le coscienze dato che, ad esempio 37 anni fa, il 17 giugno 1983, veniva arrestato ingiustamente Enzo Tortora e solo nel 1986, e definitivamente nel 1987, un anno prima di morire, gli sarebbe stato restituito l'onore perduto.

Ma torniamo al romanzo "Solo danni collaterali". Di fronte ci sono due mondi che si scontrano: un magistrato e la sua vittima occasionale. Ma il prezzo altissimo dell'ingiustizia lo paga solo il perseguitato incolpevole perché il giudice in Italia, e questo è un tema su cui si dibatte da tempo, non risulta perseguibile per il suo cattivo operato. La vicenda, ambientata in Sardegna nel periodo attuale, inizia col protagonista che viene buttato giù dal letto all'alba di un sabato mattina e subisce una lunga perquisizione, senza spiegazioni e senza rispetto.

Privato della libertà, del lavoro, dello stipendio, e infine degli affetti familiari, il medico, aiutato da un'amica giornalista, si lancia in un'indagine serrata per comprendere l'origine delle accuse infondate che lo opprimono. In questo romanzo, se le vicende giudiziarie sono ispirate alla realtà, i risvolti umani, gli amori e le passioni sono di pura invenzione, così come i nomi e i luoghi, che sono di fantasia. Cosso ha saputo costruire con abilità una storia drammatica, scavando nel profondo dell'animo umano. Più che una critica serrata alle strutture giudiziarie, la vicenda narrata vuol lanciare un grido d'allarme verso un sistema senza contrappesi adeguati.

Ma come nasce il libro lo spiega l'autore. "Il vero protagonista, che mi onora della sua amicizia - racconta Pier Bruno Cosso -, un giorno mi telefonò, dicendomi che come scrittore avrei dovuto raccontare la sua storia, incredibile e avventurosa come un romanzo. Mi ha sorpreso e preoccupato: ho percepito la sua necessità di parlare e quella sua profonda amarezza, anche se era già tutto risolto. La sua testimonianza mi ha trasmesso quella sensazione profonda che lascia un segno, che ti fa precipitare alla tastiera come un'urgenza, come se fosse una chiamata.

Ovvio che poi, anche per non renderlo riconoscibile, ho attinto dalla fantasia per ingarbugliare vicende umane, le passioni e i tradimenti. Alla fine ne è scaturita una storia con una voce sola, dove neppure io riesco più a separare la fantasia dalla realtà. E forse non ha neppure senso distinguere".

 

 

 

 

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