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Cassese: "Le procure sono il quarto potere, la rovina della magistratura" PDF Stampa
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di Angela Stella


Il Riformista, 23 giugno 2020

 

Il professor Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, non si sbilancia sulla recentissima nomina di Raffaele Cantone a capo della Procura di Perugia, critica chi ha già condannato Palamara prima di una sentenza, e ritiene ineludibile una riforma del Csm, bocciando la soluzione del sorteggio. Non risparmia giudizi severi nei confronti delle Procure della Repubblica, ormai diventate un quarto potere dello Stato.

 

Professor Cassese, il Presidente Sergio Mattarella ha usato parole molto forti nei confronti dello scandalo che ha investito il Csm. Qual è il suo parere in merito al discorso del Capo dello Stato?

Valutazione severa ed equilibrata. Giudizi pertinenti. Suggerimenti (impliciti) condivisibili. Occorre che Csm stesso e Parlamento diano un seguito alle parole del Presidente.

 

Il Presidente è anche tornato sui limiti dei poteri del Capo dello Stato: i partiti hanno il potere di modificare l'attuale sistema del Csm nelle due Camere. Cosa ne pensa?

Il Parlamento può, anzi deve modificare l'attuale assetto legislativo del CSM, non la struttura e i compiti definiti dalla Costituzione, che ha configurato il Csm come uno scudo per assicurare che, attraverso l'amministrazione delle carriere dei magistrati, il governo non potesse influenzare l'esercizio della funzione giudicante. Purtroppo, su questa base è poi invalsa nella pratica e nell'uso linguistico l'idea che il Csm sia "organo di autogoverno" della magistratura, come se questa fosse un corpo che si auto-amministra.

 

Ritiene condivisibile procedere per sorteggio per la nomina dei componenti del Csm?

Il sorteggio è stato sperimentato al posto della elezione politica, ma con poco successo, in epoche e luoghi diversi (Atene, Venezia) e considerato negli Stati Uniti, alla fine del '700. Ma sempre in luogo delle elezioni politiche. Applicarlo a un organo tecnico come il Csm sarebbe un errore, perché lì vanno scelte persone in relazione a specifiche capacità, non a caso. Tra il meccanismo odierno, nelle mani delle correnti, e il sorteggio, vi sono molte soluzioni migliori, come quella di cambiare il sistema elettorale, in modo che il voto venga dato sulla persona, non sul rappresentante della corrente. Se non erro, vi è una proposta in tal senso presentata in Parlamento da Stefano Ceccanti, che è anche un serio studioso di diritto pubblico. Né si può vietare l'organizzazione in correnti, perché va rispettato il diritto di associazione e perché le correnti hanno in passato svolto un utile ruolo culturale.

 

È giusto pensare che alcune procure abbiano un eccessivo potere?

Le procure sono diventate un potere indipendente dalla stessa magistratura, un quarto potere dello Stato, grazie al compito che si sono arrogate di "naming e shaming", cioè di additare al pubblico ludibrio. Un attento esame compiuto da un magistrato, qualche tempo fa mise in luce che solo un numero molto limitato delle accuse si rivelavano fondate. Ma intanto, rese pubbliche, avevano già "condannato" gli accusati.

 

Oggi il dottor Luca Palamara sarà sentito dall'Anm e cercherà di scongiurare la sua espulsione. Secondo Lei è il capro espiatorio di un sistema che oggi si sente ricattato da quanto potrebbe rivelare?

Non so risponderle e penso che anche il dottor Palamara abbia diritto di non essere condannato dalla opinione pubblica con quel meccanismo che ho appena criticato.

 

Secondo Lei la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con due Csm distinti e separati, potrebbe essere una soluzione alla degenerazione all'interno della magistratura?

Penso che, giunti a questo punto, sia semplicemente la codificazione di una situazione di fatto, essendosi tanto distaccati poteri, "modus operandi", stile dei due corpi. Le procure sono il luogo nel quale è nata la politicizzazione endogena della magistratura. Basti vedere da quale esperienza provengono i magistrati che sono "entrati in politica" o che si esprimono più spesso sui mezzi di comunicazione. Non penso che i magistrati debbano esser degli "stiliti", quei monaci anacoreti che vivevano su una piattaforma in cima a una colonna. E non penso che i magistrati debbano "parlare solo con le sentenze". La società ha bisogno dell'opinione anche dei magistrati. Ma c'è un problema di misura, di temi che vanno evitati, di sovraesposizione. In tutto questo il Csm stesso è stato molto carente. Così come è stato carente nel definire i criteri della scelta dei titolari degli uffici direttivi. Tra applicare la sola regola dell'anzianità e lasciare che dominino le correnti, ci sono molte soluzioni intermedie, come quella di udire i candidati, di "misurare" e valutare la loro pregressa attività, di acquisire opinioni degli uffici giudiziari.

 

Come giudica la nomina del dottor Cantone al vertice della Procura di Perugia? Ricordo che quando Raffaele Cantone ricopriva il ruolo di Zar dell'Anticorruzione il suo giudizio sull'operato dell'Anac fu molto spesso negativo...

Ho più volte espresso un giudizio negativo sull'Anac e sulla sua guida, perché ritengo che abbia spaventato i dipendenti pubblici e rallentato l'azione amministrativa, senza tuttavia ridurre la corruzione. Ma non ho elementi per giudicare la bontà della scelta fatta dal Csm, non conosco la "performance" dell'attività svolta dal dottor Cantone quale magistrato, e non conosco neppure quella del suo concorrente. Finirei per giudicare - in modo parziale - solo sulla base della mia grande stima e simpatia personale per il dottor Cantone.

 

Il Ministro della Giustizia Bonafede è in grande difficoltà dopo le accuse che gli ha lanciato contro il dottor Antonino Di Matteo dal salotto di Giletti prima e in commissione antimafia poi per la questione relativa al vertice del Dap. Qual è il suo giudizio su questo?

Che alla base ci sia un'altra anomalia istituzionale. I magistrati fanno parte dell'ordine giudiziario, che è uno dei poteri dello Stato. Perché occupano il Ministero della giustizia, che è parte di un diverso potere dello Stato, quello esecutivo? Pongo questa domanda perché la vicenda alla quale fa riferimento è la prova della contraddizione che ne deriva: i magistrati che siedono ai vertici del Ministero debbono eseguire le direttive del ministro, come tutti i funzionari, oppure operare in maniera indipendente, come hanno titolo di fare per il loro "status" di magistrati? Negli studi che ho fatto, alcuni anni fa, sulla storia dello Stato, ho mostrato come questo connubio è nato e perché oggi non ha ragion d'essere.

 

 

 

 

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