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Fase 2 dietro le sbarre: via alle attività trattamentali PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 20 giugno 2020

 

"Riaprire le attività trattamentali". Parliamo della disposizione che il provveditore reggente dell'Amministrazione penitenziaria per il Veneto - Friuli Venezia Giulia - Trentino Alto Adige, Gloria Manzelli, ha emanato il 16 giugno per i direttori delle carceri. Non è roba di poco conto, ma di vitale importanza sperando che anche altri provveditori seguano questo esempio.

Mentre noi, società libera, abbiamo riaperto gradualmente le attività e siamo entrati nel vivo della fase 2 per poter convivere con il Covid 19 rispettando le misure di sicurezza, nelle patrie galere i detenuti ancora vivono senza i corsi, laboratori e altre attività trattamentali che non rendono la misura punitiva esclusivamente afflittiva e, quindi, rieducativa. Senza nemmeno dimenticare che le attività trattamentali servono anche per compensare le inevitabili tensioni se i detenuti non vengono impegnati.

Tale disposizione è una risposta alla Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia la quale ha posto la questione della ripresa delle attività in carcere, con la forte convinzione - spiega la presidente Ornella Favero - "che in assenza del volontariato le carceri non sono in grado in alcun modo di rispettare il mandato costituzionale di garantire la rieducazione delle persone detenute". Finalmente, spiega sempre la Favero, "dopo mesi di ulteriore desertificazione, dopo la paura, l'ansia, la sensazione di solitudine che hanno caratterizzato la vita detentiva durante la pandemia, il provveditore del Veneto, Gloria Manzelli, con l'Ufficio dei detenuti e del trattamento del Prap e in sintonia con i Garanti territoriali, che si sono fatti interpreti della volontà del Volontariato di tornare a essere presente nei luoghi di pena, ha dato indicazioni chiare per questo rientro e hanno scelto di farlo non nel linguaggio burocratico tipico di tanti atti amministrativi, ma usando parole semplici, chiare ed efficaci".

La dottoressa Manzelli, nelle disposizioni per l'apertura delle attività, sottolinea che "la particolare situazione creatasi a causa dell'emergenza da contagio covid 19 ha comportato la sospensione di gran parte delle iniziative non solo all'interno degli lstituti di pena ma anche all'esterno e solo da qualche settimana vi è un graduale ritorno alla cosiddetta "normalità" nel rispetto delle disposizioni che, pedissequamente, devono essere applicate per la tutela della salute di tutti". Il provveditore del triveneto, sempre nella nota, osserva che le fasi di post confinamento che hanno riguardato la comunità libera "non escludono la comunità ristretta, la ripresa graduale delle attività rappresenta un elemento cardine per la prevenzione di possibili situazioni di criticità che potrebbero riverberarsi anche sul personale".

Come detto, la presidente della Conferenza Nazionale Volontariato ha accolto con entusiasmo queste disposizioni. "Ci saranno parecchie cose da ricostruire - osserva Ornella Favero - prima di tutto perché il mondo fuori, tutto preso dalla tragedia del Covid, rischia di diventare ancora più indifferente ai problemi delle carceri, e poi perché in questi mesi la pessima informazione sulle ' scarcerazioni dei mafiosi' ha creato il vuoto su questi temi e riportato le carceri al clima ostile degli anni prima della riforma dell'Ordinamento penitenziario del 1975".

 

 

 

 

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