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Dopo la sferzata di Mattarella oggi l'Anm prova a cacciare Palamara e altre sei toghe PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 20 giugno 2020

 

Fuori dall'Anm, subito, Palamara e le altre sei toghe coinvolte nello scandalo di Perugia. Oggi il sindacato dei giudici tenta di farlo, ma la crisi profonda che lo scuote mette a rischio non solo quest'operazione di pulizia, che giunge solo dopo un anno, ma la sua stessa sopravvivenza.

C'è chi vuole andare subito alle elezioni tradizionali, senza arrivare ad ottobre con una giunta dimissionaria, che sta perdendo i pezzi. Dal governo dell'Anm già due dimissioni dalla corrente di Unicost (Angelo Renna e Bianca Ferramosca) per via delle carte di Perugia. E oggi arriverà la terza, quella di Silvia Albano di Area che con il suo gesto contesta la rappresentatività dell'Anm oggi, e guarda all'accelerazione del voto per un sindacato forte, senza ombre, e pienamente legittimato.

Magistratura indipendente si è dimessa in blocco dal "parlamentino" di 36 membri, ridotti adesso a 29. Una crisi senza precedenti che lascia la magistratura con una rappresentanza debole, mentre sono alle viste riforme come quella del Csm che il Guardasigilli Alfonso Bonafede potrebbe portare questa settimana in consiglio dei ministri.

Ma guardiamo dentro l'operazione di pulizia dell'Anm. Mattarella ha chiesto ai magistrati "di dimostrare, con coraggio, di voler superare ogni degenerazione delle correnti". Il primo passo è stracciare la tessera del sindacato di colui che, proprio da presidente dell'Anm quale toga di Unicost, nel 2009 celebrò i cento dell'associazione.

Era il presidente anti-Berlusconi, tutti lo stimavano. Ora tutti negano di essere stati suoi amici. Ma tant'è, le carte di Perugia sono lì a provare quanti colleghi lo chiamavano per un "aiutino" con la carriera. È la "modestia" etica di cui parla il Quirinale. Palamara è già stato sospeso da funzioni e stipendio dal Csm e rischia di essere destituito dall'ordine giudiziario.

Oggi sarà a piazza Cavour. Non accetta l'espulsione, vuole essere ascoltato e dare la sua versione dei fatti, anche se i probiviri dell'Anm hanno già decretato la sua cancellazione e avrebbero dovuto essere loro, e non il governo dell'Anm a sentirlo. I probiviri - il presidente Bruno Di Marco, l'ex Csm Claudio Viazzi, il procuratore di Bologna Gimmi Amato, Antonino Porracciolo, e l'ex Pg di Perugia Fausto Cardella - erano pronti il 7 marzo, ma il lockdown li ha bloccati.

Hanno analizzato, oltre a Palamara, la situazione di tre toghe di Mi, Antonio Lepre, Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, due di Unicost, Luigi Spina e Gianluigi Morlini, dell'ex leader di Mi e ora deputato renziano Cosimo Maria Ferri. Erano all'hotel Champagne 1'8 maggio 2019 per pilotare la scelta del procuratore di Roma.

Espulsione per tutti, anche se a maggioranza, e anche se tutti, tranne Palamara e Criscuoli, hanno cercato di evitarla dimettendosi. Ferri sostiene che da tempo è fuori dall'Anm. Basta per salvare la faccia della magistratura? Mentre le chat rivelano mille contatti per fare carriera? I probiviri dovranno lavorare ancora, anche se Perugia ha detto niet all'invio di carte.

Ma i nomi coinvolti squassano le correnti e l'Anm. Per questo il giudice civile Albano oggi presenta le dimissioni. Mentre dentro la sinistra di Area è aperto il processo a chi, nel Csm, flirtava con Palamara. A questo punto l'interrogativo è sul tavolo: non è meglio andare subito al voto per l'Anm, nell'urna anziché attendere quello online ad ottobre?

 

 

 

 

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