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Suicidio di un detenuto in carcere nel 2001, ecco la sentenza Cedu PDF Stampa
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di Raul Leoni


gnewsonline.it, 20 giugno 2020

 

È stata pubblicata la sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Cedu) nel ricorso promosso da Santo Citraro e Santa Molino sulle responsabilità dell'Italia nel suicidio del figlio, avvenuto in stato di detenzione nel 2001. Il tema della causa riguardava la vicenda del detenuto A.C., rinvenuto impiccato a un lenzuolo nella sua cella del carcere di Messina dopo aver più volte posto in essere atti di autolesionismo - compresi dei tentativi di suicidio - e quando già, su richiesta dello psicologo dell'istituto, il magistrato di sorveglianza di Messina aveva autorizzato il suo trasferimento presso l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, all'epoca ancora operativo prima della chiusura degli OPG disposta nel 2015.

I ricorrenti si erano rivolti alla Corte Europea dei diritti dell'uomo per vedere riconosciuta in primo luogo la violazione materiale dell'art. 2 della Convenzione nella parte in cui recita "Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge", non avendo lo Stato italiano adottato le misure sufficienti per prevenire il suicidio del loro figlio. Altri motivi del ricorso riguardavano la violazione dell'elemento procedurale dello stesso art.2, che richiede di condurre un'indagine effettiva sulle cause della morte per individuare gli eventuali responsabili del decesso, e dell'art. 3, che recita "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti".

La sentenza della Cedu ha accolto solo la prima richiesta, accordando ai ricorrenti la somma di 32mila euro a titolo di danno morale e di 900 euro per le spese, oltre alla maggiorazione dovuta per eventuali imposte e per interessi: è stata riconosciuta la responsabilità dello Stato italiano in quanto la disposizione obbliga non solo ad astenersi dal provocare la morte in maniera volontaria e irregolare, ma anche ad adottare le misure necessarie per la protezione della vita delle persone sottoposte alla sua giurisdizione.

La domanda di equa soddisfazione per le altre due doglianze è stata respinta: quella relativa all'aspetto procedurale dell'art. 2, in quanto la Corte ha ritenuto che le autorità italiane avessero sottoposto il caso di A.C. a un esame scrupoloso, conducendo un'indagine effettiva sulle circostanze del suo decesso, mentre sull'art. 3 si è dichiarato non doversi esaminare la questione, alla luce dell'esito riguardante le altre questioni. Per leggere la sentenza: https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_20_1.page?contentId=SDU279209&previsiousPage=mg_1_20

 

 

 

 

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