Martedì 22 Settembre 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Magistratura, per guarire servono riforme radicali PDF Stampa
Condividi

di Gian Carlo Caselli


Corriere della Sera, 13 giugno 2020

 

Il "caso Palamara" ha portato alla luce un vergognoso groviglio di trattative, accordi e baratti per la scelta dei capi degli uffici giudiziari. In crisi sono soprattutto le correnti. L'inchiesta di Perugia sul "caso Palamara" ha squadernato un vergognoso groviglio di trattative, accordi e baratti per la scelta dei capi degli uffici giudiziari. Di qui un crollo di credibilità e affidabilità senza precedenti che ha investito la magistratura tutta (anche la parte incolpevole, che rimane a mio avviso assolutamente preponderante).

In crisi da precipizio sono soprattutto le correnti. Nate come veicoli di dibattito e orientamento culturale (pubblico e trasparente), esse hanno svolto una funzione assai utile per incrinare l'estraneità dei giudici rispetto alla società civile e per cercare di introdurre in un corpo tradizionalmente burocratico il rifiuto del conformismo (inteso come gerarchia, logica di carriera, giurisprudenza imposta dall'alto, passività culturale: tutti fattori di subalternità alla politica).

Malauguratamente (per di più mentre si intensificavano gli attacchi all'indipendente esercizio della giurisdizione da parte di coloro che il controllo di legalità gli dà l'orticaria), le correnti hanno subito una pessima involuzione: da luogo di confronto fra culture e idee sono diventate - quale più quale meno - cordate di potere per il conferimento clientelare di incarichi e la nomina di dirigenti.

Vari fattori, distribuiti nel tempo, hanno contribuito a questa involuzione. Innanzitutto l'abolizione delle Preture con le relative Procure, che ha ridotto di circa la metà il numero dei posti direttivi o semi-direttivi complessivamente a disposizione; riduzione (poi accentuata dall'accorpamento di vari tribunali) che ha spinto molti - per fortuna con rilevanti eccezioni - a considerare l'appartenenza a una corrente come aggancio comodo per sgomitare contro la "concorrenza". Un ruolo importante ha poi avuto la controriforma dell'ordinamento giudiziario voluta nel 2002 dal ministro ing. Roberto Castelli, con un sistema elettorale del Csm basato su un meccanismo di candidature individuali che invece di ridurre il potere delle correnti lo ha aumentato in misura esponenziale.

Ancora: di fatto la legge 150 del 2005 (modificata nel 2007), ha finito per disegnare un nuovo tipo di carriera - gerarchico/arrivista - brodo di coltura di ulteriori appetiti. Va detto inoltre che spazi sconfinati in favore di coloro che amano praticare il suk si sono aperti per il combinato effetto della inadeguatezza del criterio gerontocratico e della difficoltà di ancorare la scelta dei dirigenti ad altri parametri (attitudini e quant'altro) di almeno relativa oggettivazione. Infine, ricordiamo l'eclissi della questione morale che ha colpito il Paese e della quale (più o meno inconsapevolmente) ha risentito anche una parte dei magistrati, posto che essi non vivono di certo in compartimenti stagni.

Ora come ora, per guarire c'è bisogno di riforme radicali tanto quanto occorre ossigeno per i malati gravi di Covid-19. Sia per il Csm che per la nomina dei direttivi. Sul primo versante, una buona soluzione potrebbe essere la previsione di un collegio elettorale per ogni distretto di Corte d'appello, con "primarie" prima della vera e propria elezione (imprescindibile per l'articolo 104 della Costituzione). Primarie da effettuarsi in ciascun collegio con la partecipazione, oltre che dei magistrati ordinari, di quelli onorari, di tutto il personale amministrativo e di adeguate rappresentanze dell'avvocatura e dell'università. Lo strapotere delle correnti potrebbe così trovare un freno consistente.

Quanto ai direttivi, mi sembra saggia e praticabile la proposta del presidente della Corte d'appello di Brescia Claudio Castelli (Questione giustizia, 9 giugno 2020): "Se si debbono valutare le capacità organizzative ed i risultati ottenuti sul campo"; posto che "il Csm ma neppure i Consigli giudiziari hanno queste competenze, perché la valutazione è una scienza"; ci si potrebbe avvalere di un "Organo consultivo" formato da "tecnici esterni", in particolare di estrazione universitaria, incaricati di una vera "istruttoria".

Senza mai dimenticare che anche le migliori leggi hanno sempre bisogno di gambe robuste per camminare. Nel caso nostro, le gambe sono un profondo rinnovamento culturale dell'Anm e della magistratura in generale, capace di rigenerare i valori oggi appannati.

 

 

 

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it