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Violenza sulle donne, nel lockdown meno denunce. Le linee guida del Csm PDF Stampa
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di Maria Elena Vincenzi


La Repubblica, 13 giugno 2020

 

Il documento stilato da undici magistrati per disporre di "buone prassi operative per la migliore tutela delle donne maltrattate e dei loro figli minori". Il Csm ha emanato un documento che dispone le linee guida per le violenze su donne e bambini in tempo di Covid. Stilato su indicazione della commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio da undici magistrati che si occupano di questo tema, il provvedimento spiega come regolarsi vista l'emergenza sanitaria, "buone prassi operative - si legge - per la migliore tutela delle donne maltrattate e dei loro figli minori".

Si parte dai numeri: le denunce in tema di violenza domestica e di genere durante il lockdown sono calate mediamente del 50%, seppur con differenze geografiche (in alcune zone si è arrivati al 70). E questo, secondo i magistrati e i centri Antiviolenza, è dovuto a "una tendenza a non denunciare". Col passare del tempo, però, sono progressivamente risalite le querele per maltrattamenti e si sono abbassate, invece, quelle per stalking. E il Csm non ha dubbi che questa sia la naturale conseguenza delle restrizioni di mobilità legate al Covid. A gravare, secondo il Consiglio, sulla situazione anche la "difficoltà ad avere punti di riferimento agili per depositare le denunce e le querele urgenti".

Insomma, un quadro preoccupante al quale l'organo di autogoverno ha cercato di proporre soluzioni. Innanzitutto la fase delle indagini: gli uffici che più hanno sofferto e soffrono l'emergenza sanitaria sono procure e gip. Le prime si sono divise tra chi ha ritenuto sospesa la normativa di urgenza e chi, invece (la stragrande maggioranza) ha continuato a lavorare coi tempi pre-coronavirus. Sta di fatto che tutti gli uffici hanno dato priorità a questi reati, garantendo che fossero trattati velocemente e questo ha riguardato anche l'ascolto delle persone offese. Così anche le comunicazioni: il Csm suggerisce di "favorire modalità che prevedano il diritto del difensore della persona denunciante ad essere informato con tempestività".

Problematico, stando al documento, anche l'allontanamento della casa familiare perché spesso l'indagato non ha altro posto dove andare, ma la scelta da prediligere è sempre quella di allontanare il violento e non la vittima. Ridotte, per forza di cose le misure cautelari in carcere e l'obbligo di firma, mentre non decolla una delle misure che sarebbe più idonea: l'applicazione del braccialetto elettronico che, però, eccezione fatta per Palermo, è risorsa assai scarsa. Quanto al dibattimento, palazzo dei Marescialli raccomanda udienze dedicate, un approccio "empatico, sereno e naturale" da parte del giudice e una corsia dedicata per i processi di questo tipo. Le linee guida si rivolgono anche ai centri Antiviolenza e ai tribunali civili e per i minorenni che devono garantire tempestività, efficienza dei servizi sociali e sicurezza sanitaria quando i piccoli devono incontrare i genitori.

 

 

 

 

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