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Consulta: "Troppo poche 24 ore per presentare reclamo sui permessi premio" PDF Stampa
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Il Sole 24 Ore, 13 giugno 2020


Corte costituzionale - Sentenza 12 giugno 2020 n. 113. Il termine di 24 ore previsto per presentare reclamo contro il provvedimento sui permessi premio è troppo breve. Lo ha stabilito oggi la Consulta con la sentenza n. 113 del 2020. Secondo i giudici delle leggi, si legge nel comunicato ufficiale, un solo giorno di tempo lede il diritto di difesa del detenuto e rappresenta anche un ostacolo alla funzione rieducativa della pena, alla quale i permessi premio sono funzionali. La Corte ha così accolto la questione sollevata dalla Cassazione su una norma dell'Ordinamento penitenziario, giudicando irragionevole un identico termine per il reclamo sia contro i provvedimenti sui permessi di necessità - legati a situazioni di imminente pericolo di vita di familiari o altri gravi eventi eccezionali - sia contro quelli riguardanti i permessi premio, sebbene siano diversi presupposti e finalità.

Sullo stesso tema la Consulta nel 1996 con la sentenza n. 235 si era fermata a dichiarare l'inammissibilità delle questioni prospettate, non riuscendo a rintracciare nell'ordinamento una soluzione costituzionalmente obbligata che risolvesse la, pur riscontrata, eccessiva brevità del termine in esame. In quell'occasione la Corte aveva invitato il legislatore a "provvedere, quanto più rapidamente, alla fissazione di un nuovo termine che contemperi la tutela del diritto di difesa con le esigenze di speditezza della procedura". Dopo ventiquattro anni da quel monito, rimasto inascoltato, la Corte ha ribadito la contrarietà alla Costituzione di un termine così stretto, che rende difficile al detenuto far valere efficacemente le proprie ragioni, anche per l'oggettiva difficoltà di ottenere in così poco tempo l'assistenza tecnica di un difensore e questa volta ha individuato nella disciplina generale del reclamo contro le decisioni del magistrato di sorveglianza, introdotta nel 2013, un preciso punto di riferimento per eliminare il vulnus riscontrato. Questa disciplina infatti prevede oggi un tempo di quindici giorni per il reclamo al Tribunale di sorveglianza, che la Corte ha dunque esteso anche al reclamo contro i provvedimenti concernenti i permessi premio proposti da parte del detenuto o del pubblico ministero. Al legislatore resta però, hanno precisato i giudici costituzionali, la possibilità di individuare un altro termine, se ritenuto più congruo, purché in linea con i principi di legittimità.

La Corte ha così dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 30-ter, comma 7, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui prevede, mediante rinvio al precedente art. 30-bis, che il provvedimento relativo ai permessi premio è soggetto a reclamo al tribunale di sorveglianza entro ventiquattro ore dalla sua comunicazione, anziché prevedere a tal fine il termine di quindici giorni".

 

 

 

 

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