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Afghanistan. Crimini di guerra, Trump contro la Cpi: "Non può giudicarci" PDF Stampa
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di Alessandro Fioroni


Il Dubbio, 13 giugno 2020

 

Gli Stati Uniti attaccano la Corte penale internazionale e annunciano sanzioni contro i suoi funzionari. Ieri, in una nota ufficiale, la Casa Bianca ha reso noto che sono autorizzate "sanzioni economiche contro i funzionari della Corte penale internazionale (Cpi) direttamente coinvolti in qualsiasi sforzo per indagare o processare personale americano senza il consenso degli Usa". Inoltre vengono inasprite le restrizioni riguardo i visti di funzionari della stessa Corte e il provvedimento viene esteso ai loro familiari.

Gli Usa hanno deciso di percorrere questa strada dopo che all'inizio dello scorso marzo la Cpi aveva dato il via libera ad un'inchiesta su presunti crimini di guerra commessi in Afghanistan a partire dal 2003. Le indagini erano state affidate al giudice polacco Piotr Józef Hofmanski ma nel mirino di Trump c'è forse un'avversaria più tenace e politicamente "pericolosa".

Si tratta della giurista gambiana Fatou Bensouda che già nel 2017 aveva tentato di indagare sulle violazioni in Afghanistan da parte dell'esercito statunitense per vedere però respinte le sue intenzioni due anni dopo. La richiesta è stata nuovamente portata in appello quest'anno e i giudici hanno ribaltato le precedenti decisioni. Il caso in esame infatti riguarda accuse molto gravi, si parla di veri e propri crimini di guerra commessi dalle forze di sicurezza nazionali afghane, dai combattenti talebani e appunto anche dalle forze statunitensi.

Secondo il procuratore Bensouda alcuni membri delle agenzie militari e di intelligence Usa "hanno commesso atti di tortura, trattamento crudele, oltraggi sulla dignità personale, stupro e violenza sessuale contro i detenuti legati al conflitto, principalmente nel 2003- 2004". Per tutto questo è stata promessa un'indagine indipendente e imparziale che stabilisca la verità. Evidentemente ciò è intollerabile per Washington. In realtà gli Stati Uniti affermano che la Cpi non ha nessuna giurisdizione sui militari americani e che il paese non fa parte dello Statuto di Roma cioè il trattato internazionale, firmato nel 1998 da 139 stati, (entrato in vigore nel 2002) con il quale si istituiva la Corte stessa.

Per questo motivo alla Bensouda è già stato negato il visto d'ingresso e il suo lavoro è finito sotto la lente d'ingrandimento del segretario di Stato Mike Pompeo il quale ha dichiarato recentemente che "il lavoro della Corte è un attacco allo stato di diritto americano". Una linea peraltro sostenuta anche dall'amministrazione di George W. Bush nei primi anni 2000. La Cpi ha reagito duramente alle sanzioni Usa affermando in un comunicato che questo "rappresenta anche un attacco contro gli interessi delle vittime di crimini di atrocità, per molti dei quali la Corte rappresenta l'ultima speranza di giustizia".

Per i giudici internazionali il mondo è davanti ad "un tentativo inaccettabile d'interferire con lo stato di diritto e con i procedimenti della Corte". Ma lo scontro non si gioca solo attraverso i codici perché si sta creando una divaricazione anche a livello geopolitico tra gli Usa e altre nazioni occidentali.

I primi ad applaudire ai provvedimenti di Trump sono stati gli israeliani mentre per il capo della politica estera europea, Josep Borrell, l'atteggiamento americano è "una questione che desta grave preoccupazione", una linea sposata anche dalle Nazioni Unite e dal relatore speciale sulla tortura Nils Melzer: "Che processo doloroso, guardare una nazione grande e stimolante trasformarsi in uno stato canaglia".

 

 

 

 

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