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Mascherine chirurgiche prodotte in carcere, l'occasione per conoscere un'altra economia PDF Stampa
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di Eleonora Maglia


Il Sole 24 Ore, 10 giugno 2020

 

Con la firma del protocollo per la produzione di mascherine chirurgiche all'interno degli istituti penitenziari, ha avuto avvio il Progetto Ricuciamo, un'iniziativa di inclusione lavorativa del Ministero della Giustizia e del Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19 che coinvolge 320 detenuti di Bollate, Rebibbia e Salerno nella realizzazione da 400.000 a 800.000 dispositivi destinati alle necessità delle case circondariali.

Ricuciamo si inserisce tra i molti progetti di economia carceraria (laboratori o simulatori di impresa spesso attivati dall'impulso di cooperative sociali) presenti in Italia che riguardano diversi settori economici (alimentare con Banda biscotti, Fatti di un'altra pasta o agricolo con Vale la pena) e che hanno l'obiettivo di rendere la detenzione negli istituti carcerari un momento di acquisizione di nuove competenze utili a fine pena per una vita dignitosa e produttiva che contenga i rischi di recidive.

Le rilevazioni empiriche e la letteratura scientifica sul tema mostrano infatti che punizioni più severe non implicano una sensibilità maggiore alla minaccia di una sanzione futura ma, piuttosto, la reazione opposta perché l'esperienza della punizione tende a neutralizzare la risposta comportamentale alla deterrenza generale (Drago et al., 2007).

Diffondere l'esistenza e gli effetti positivi dei progetti di economia carceraria potrebbe essere particolarmente opportuno posto che, culturalmente, permane una certa convinzione diffusa secondo cui la detenzione è l'unica e la sola possibilità, anche se ciò aumenta il rischio di recidiva, quando, invece, le misure alternative migliorano la possibilità di reinserimento, soprattutto ove si riesca ad attivare reti sociali (Saracino, 2018).

L'attività lavorativa svolta in carcere, infatti, previene l'esasperazione di equilibri mentali e relazionali e contrasta la restrizione delle capacità fisiche, inoltre la scansione tra momenti di lavoro e di riposo, avvicinando il mondo dei liberi a quello dei reclusi, normalizza (Lunghi, 2012).

In generale interventi che migliorano la qualità della vita negli istituti di pena si rendono necessari visti i dati sul sovrappopolamento carcerario - giudicato sistemico e strutturale (Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, 2013) - e sulla diffusione di forme di protesta. Secondo il XVI Rapporto sulle condizioni detentive pubblicato a maggio da Antigone ad esempio nel 2019 il tasso di suicidi nelle carceri è pari a 8,7 su 10.000 individui, contro un'equivalente nel Paese di 0,65; inoltre in Italia vi sono istituti penitenziali in cui gli atti di autolesionismo raggiungono quota di 110,43 ogni 100 detenuti (come il caso di Campobasso).

Per garantire visibilità agli esperimenti di economia carceraria e agevolarne l'acquisto dei prodotti realizzati dai detenuti, all'interno del portale del Ministero della Giustizia è stata creata la "Vetrina dei prodotti dal carcere", con opzioni di query per prodotto e per istituto penitenziario che ha avviato l'impresa.

Inoltre, nel 2018, è stato realizzato il Festival dell'Economia Carceraria, per promuovere l'inclusione e l'aggregazione tra attività intra ed extra murarie, grazie al racconto diretto di storie e vissuti che ne consentano una conoscenza diretta e suggeriscano una riflessione personale e sociale. In più, per riunire queste e tutte le altre eccellenze dell'economia carceraria italiana e facilitarne la fruizione, è stato anche realizzato a Torino, Freed-home creativi dentro, un concept store dedicato, ubicato in uno spazio di proprietà del Comune e sostenuto da Compagnia San Paolo, in cui convergono le produzioni di 45 istituti di pena e che dà offre una localizzazione stabile dopo le esperienze dei temporary store realizzate in occasione di fiere dedicate al consumo critico o delle principali festività.

 

 

 

 

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