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Cafiero de Raho: "Ora la parola alla Consulta, guai a far rientrare i boss sul territorio" PDF Stampa
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di Giuseppe Crimaldi


Il Mattino, 10 giugno 2020

 

I legali del camorrista Pasquale Zagaria hanno sollevato questione di legittimità costituzionale contro il decreto legge Bonafede. E adesso la parola passa alla Consulta. "No, non ce lo aspettavamo, anche se questa considerazione resta poco significativa - spiega al "Mattino" il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho. Ora tocca ai giudici costituzionali, che dovranno decidere sul bilanciamento di due diritti fondamentali: quello alla salute e quello della sicurezza dei cittadini".

 

Presidente, ma se l'emergenza è superata e siamo ormai nella "fase 3", perché Zagaria con altri pericolosi mafiosi e terroristi che hanno beneficiato dei domiciliari non possono rientrare in carcere?

"Zagaria beneficia della detenzione domiciliare per cinque mesi. Ma in linea di principio - e più in generale - appare chiaro che nel momento in cui il detenuto, posto in detenzione domiciliare, può essere curato in strutture penitenziarie o in reparti di medicina protetta, e quindi in sedi adeguate e sotto la protezione della Polizia penitenziaria, allora viene meno quel presupposto della necessità di restare a casa".

 

Come si è arrivati a sollevare un giudizio di legittimità costituzionale sul decreto che poneva argini alla concessione dei domiciliari per pericolosissimi detenuti?

"Vi si è arrivati ritenendo che esista, come deve essere, un preponderante diritto alla salute, rispetto al quale la valutazione del giudice non può essere condizionata, soprattutto quando ha proiettato la previsione della detenzione in relazione alla durata del percorso terapeutico. I giudici di Sorveglianza di Sassari hanno trasferito la questione alla Corte Costituzionale; perché da un lato hanno ritenuto che le nuove disposizioni confliggano con l'intangibilità delle manifestazioni della giurisdizione dall'altro determinino un regime differenziato peri detenuti per reati di mafia e terrorismo, pur essendo la salute un diritto proprio di tutti i detenuti. In realtà ci sarebbe anche da notare che laddove viene evidenziata la disponibilità di luoghi di cura adeguati il diritto alla salute è rispettato e garantito e, al tempo stesso, è tutelata la sicurezza dei cittadini".

 

Di fronte a questa nuova situazione la Direzione nazionale antimafia dovrà esprimere un parere sul caso che investe ora la Consulta?

"No. Noi in questa procedura non abbiamo alcun tipo di interlocuzione. Gli interessi pubblici saranno rappresentati dalla Avvocatura dello Stato. Un parere lo esprimeremo solo quando arriverà il momento della valutazione del ritorno in carcere al 41bis di Pasquale Zagaria. Naturalmente siamo consapevoli che questa decisione sarà fondamentale perché costituirà un precedente. Continuiamo a ritenere che ogni scarcerazione di mafiosi sia un grave danno per tutti".

 

 

 

 

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