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Brescia. Carceri e Covid, mancano spazi PDF Stampa
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di Pietro Gorlani


Corriere della Sera, 10 giugno 2020

 

I decreti governativi hanno alleggerito del 12 per cento il numero dei reclusi ma è urgente una nuova struttura Con il Covid ed i distanziamenti servono più stanze ma l'ampliamento è in forte ritardo. Nell'era Covid e del distanziamento personale nelle carceri bresciane "mancano spazi per la didattica a distanza", dice il garante dei detenuti. Mai come ora servirebbe l'ampliamento di Verziano, atteso da troppi anni.

Il sovraffollamento, male endemico delle carceri italiane, resta anche a Brescia - 262 detenuti a Canton Mombello contro un massimo di 186 e 85 a Verziano a fronte di una capienza regolamentare di 71 posti - ma grazie alle pene alternative decise nell'era Covid l'emergenza non è così pressante come negli altri anni (basti pensare che nella casa circondariale in centro città spesso si superavano i 400 ospiti). Le due carceri bresciane però sono state gestite molto bene, visto che si è registrato un solo contagiato tra i detenuti (a Verziano) e quattro tra i dipendenti. Certo va registrata la drammatica scomparsa del medico Salvatore Ingiulla.

Questa l'estrema sintesi della situazione attuale fatta ieri dal garante dei detenuti, Luisa Ravagnani, alla commissione comunale servizi alla persona e sanità, alla quale ha letto la sua ultima relazione. Non ha toccato il tema del nuovo carcere di Verziano, che la città attende da anni. Non è di sua competenza anche se - ammette - è spesso incalzata da detenuti e agenti che chiedono quando partiranno i lavori. Già, perché nell'era Covid e la necessità di avere un maggior distanziamento interpersonale gli spazi diventano più angusti.

"Non ci sono spazi sufficienti per la didattica a distanza", spiega il garante. Servirebbe come il pane l'ampliamento da 16 milioni della struttura di Verziano: la gara del progetto è partita ancora due anni fa. Progetto che nasce monco, visto che per realizzare nuove strutture sportive, spazi per le attività lavorative dei carcerati (molto importanti perché ora, anche a causa dell'assenza di spazi, sono pochissime) e casermaggio degli agenti servirebbero altri 15 milioni.

Per realizzare questo secondo lotto servono però i 70 mila metri quadri appartenenti ad una azienda agricola di Verziano; la Loggia voleva entrarne in possesso cedendo in cambio palazzo Salvi Bonoris. Tre anni di trattative, poi saltate per volontà dell'amministrazione comunale che - forte della vittoria in Cassazione sulla correttezza dei tagli al Pgt - ha ritenuto di non dover più compensare in alcun modo il taglio ai diritti edificatori ottenuti da quegli agricoltori dalla Giunta Paroli: 25mila mq di aree lottizzabili in cambio appunto dei terreni per il carcere.

La giunta Del Bono proponeva la permuta con il palazzo in centro. Ora non più. Spetta al ministero decidere se comprare quei 70mila mq di terreni od espropriarli. Una complicazione che non facilita lo snellimento dell'iter pachidermico.

Del nuovo carcere probabilmente si potrebbe fare a meno se si spingesse più su misure alternative per chi ha buona condotta o pene residuali limitate (la metà dei detenuti sta scontando condanne inferiori ai 3 anni) e se ci fossero alloggi sociali dove far vivere i detenuti in libertà vigilata. "Sul tema alloggi dobbiamo vedere se ci sono situazioni di housing disponibili sapendo che è un bene molto scarso" replica l'assessore ai servizi sociali Marco Fenaroli.

Intanto anche le carceri bresciane, a causa del Covid, hanno perso circa il 12% della loro popolazione. "In Italia a fine dicembre contenevano 60 mila detenuti, oggi siamo a 52.520 - ricorda Ravagnani - una diminuzione importante non sufficiente: per essere a norma si dovrebbero avere 47mila detenuti". Dei numeri di Brescia si è già detto ma sono doverose due precisazioni in più: il 43% dei detenuti a Canton Mombello (112 su 262) sono stranieri (il 28% a Verziano). Una percentuale così alta anche perché, viste le loro problematiche di inserimento sociale, "molto spesso non riescono ad usufruire di misure alternative" ricorda il garante. Ma se con l'avvio del lockdown in altri istituti penitenziari italiani sono scoppiate rivolte violente a Brescia non si è vissuto alcuno scontro, grazie alla strategia preventiva basata sul dialogo ed il rispetto reciproco tra agenti di polizia penitenziaria e detenuti. Non sarà un caso se su 334 colloqui fatti nel 2019 con i detenuti il garante non ha mai registrato denunce di violenze.

Unico punto contestato della relazione - da parte di Davide Giori (Lega) e Paola Vilardi (Fi) - è quello riguardante il giudizio di "irresponsabilità" riguardo alle parole del centrodestra sul decreto svuota carceri. "Ho riportato le parole del garante nazionale Palma ma non era mia intenzione fare una critica politica. Le stralcerò".

 

 

 

 

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