Giovedì 24 Settembre 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Le imprese Usa contro il razzismo: svolta o marketing? PDF Stampa
Condividi

di Massimo Gaggi

 

Corriere della Sera, 10 giugno 2020

 

Dai colossi della rete a Nike, Amazon e CitiGroup: i grandi gruppi che sostengono le proteste sono criticate sui social: molti accusati di "solidarietà di facciata" o "ipocrita". Il sostegno di molte grandi imprese Usa a Black Lives Matter è uno degli indicatori concreti di un cambio di passo dell'America sulla questione razziale o è solo solidarietà ipocrita se non, addirittura, una cinica strategia di marketing?

Dopo gli iniziali apprezzamenti, le prese di posizione a favore della protesta di giganti come Amazon, Nike, Netflix, Google, i grandi magazzini Target e Nordstrom, Facebook, le banche CitiGroup e Goldman Sachs, sono finite nel mirino delle reti sociali: a volte questi gruppi sono stati criticati perché sono intervenuti solo a parole, senza fare nulla di concreto, senza mettere mano al portafoglio.

In altri casi le imprese sono state accusate di volersi rifare una verginità: un colpo di spugna su un passato di tolleranza per la segregazione.

Amazon dona 10 milioni agli organismi per la difesa dei diritti civili e il suo capo Jeff Bezos il suo sostegno a Black Lives Matter. Cosa che è costata al gigante di Seattle la perdita di molti clienti di destra. Poi, però, sono arrivate anche le critiche dei movimenti progressisti contro un gruppo accusato di trattare con durezza (e con poche protezioni anti Covid) i dipendenti dei suoi centri di smistamento, in buona parte afroamericani e di aver venduto sulla sua piattaforma anche prodotti razzisti. Amazon, poi, ha adottato una tecnologia di sorveglianza basata sul riconoscimento facciale che mette in pericolo la privacy dei cittadini: sistemi che la società ha messo a disposizione delle polizie, estendendo, così, il loro potere di controllo sui cittadini.

CitiGroup e Google sono, invece, accusate di ipocrisia perché hanno finanziato più volte, e anche in questo scorcio del 2020, campagne elettorali di candidati ai quali le pagelle delle associazioni per i diritti civili avevano dato i voti più negativi. Quanto a Target, che ora sostiene le organizzazioni degli afroamericani, era da tempo invisa ai neri per i suoi accordi con la polizia di Minneapolis - quella della quale è stato chiesto lo scioglimento dopo l'uccisione di George Floyd - alla quale il gruppo (che ha sede nella città del Minnesota) aveva fornito i mezzi per creare un sistema di sorveglianza del centro della città con videocamere e anche un nuovo sistema basato su immagini ad alta risoluzione.

Fa sollevare qualche sopracciglio anche l'impegno contro il razzismo vantato da Mark Zuckerberg, e non solo perché il fondatore di Facebook è alle prese con la rivolta dei suoi stessi dipendenti per non aver obiettato (a differenza di Twitter) alla pubblicazione di post nei quali il presidente Trump tratta i manifestanti da teppisti (thugs) e usa un linguaggio violento minacciando: se ci sono saccheggi, noi spariamo. Chi ha la memoria più lunga ricorda, ad esempio, che per anni Facebook ha consentito agli agenti immobiliari che pubblicizzavano appartamenti in vendita sulla sua piattaforma, di escludere gli utenti di colore dalla ricezione di questi messaggi.

In un sistema economico dominato da un capitalismo spesso spietato, è facile trovare capi d'accusa contro le imprese: da Spotify che avrebbe penalizzato molti artisti di colore, pagando pochissimo per lo streaming della loro musica, alla Goldman Sachs, banca ora paladina dell'impegno contro il razzismo, ma accusata in passato di discriminare i dipendenti di colore.

Rimane il fatto che, ipocriti o no, questi gruppi prendono posizione e, così facendo, si alienano la simpatia di una parte dei loro utenti. Ma qui gli esperti di marketing parlano di "decisioni calcolate": si è già visto in passato che, quando c'è una disputa, un'impresa raccoglie risultati migliori se prende posizione sui valori, dandosi un'identità pubblica, anche a costo di scontentare molti, piuttosto che apparire passivi o, addirittura, complici. Vale per questioni di razza, orientamento sessuale, abusi sulle donne. Le aziende si tengono, invece, alla larga su questioni più politiche come aborto, impeachment, droga. E anche la pandemia.

 

 

 

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it