Giovedì 24 Settembre 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Oggi alla Consulta il carcere ai giornalisti PDF Stampa
Condividi

di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 9 giugno 2020

 

Approda oggi alla Corte costituzionale la previsione del carcere per i giornalisti per il reato di diffamazione. A sollevare questioni di legittimità analoghe, i tribunali di Salerno e di Bari. Questa mattina l'udienza pubblica, domani la camera di consiglio. Al centro della discussione l'articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa) e l'articolo 595, terzo comma, del Codice penale. La prima norma oggetto di censura punisce la diffamazione a mezzo stampa consistente nell'attribuzione di un fatto determinato con la reclusione da 1 a 6 anni e la multa non inferiore a 256 euro. Il Codice penale sanziona la diffamazione aggravata dall'uso della stampa, di qualsiasi altro mezzo di pubblicità o dell'atto pubblico con la reclusione da 6 mesi a 3 anni o la multa non inferiore a 516 euro.

Centrale è il contrasto dell'ammissione di una pena detentiva, sia pure sospesa, per i giornalisti, tra l'altro, con la consolidata giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo a presidio del principio della libertà di espressione, tutelato anche dall'articolo 21 della Costituzione.

In particolare, recentissimi interventi della Corte di Strasburgo proprio in un caso italiano (caso Sallusti contro Italia) si collocano nell'ambito di una costante giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo in materia di diffamazione a mezzo stampa, secondo la quale l'ingerenza nella libertà di espressione dei giornalisti è in evidente violazione dell'articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo quando prevede l'applicazione di una pena detentiva al di fuori delle "ipotesi eccezionali", quando tale sanzione non è necessaria né proporzionata rispetto al diritto tutelato.

Nel caso Sallusti, il giornalista venne condannato per omesso controllo su 2 articoli pubblicati nel 2007 su Libero relativi al presunto aborto forzato di una minorenne; scontò 40 giorni agli arresti domiciliari prima che il presidente della Repubblica commutasse la sanzione detentiva in "semplice" multa. La Corte dei diritti dell'uomo, il 7 marzo del 2019, nel riconoscere 12.000 euro di risarcimento a Sallusti (ne aveva chiesti 100.000), escluse la esistenza di un'ipotesi eccezionale, anche davanti alla tutela dell'altrui reputazione, e ritenne che "il fatto che la pena detentiva del ricorrente sia stata sospesa non modifica tale conclusione, in quanto la singola commutazione di una pena detentiva in una sanzione pecuniaria è una misura soggetta al potere discrezionale del Presidente della Repubblica italiana".

In secondo luogo, poi, sottolinea l'ordinanza del giudice unico di Salerno, non si individuano nel nostro ordinamento interno principi, valori e diritti costituzionali che, come risultato di un giudizio di bilanciamento di interessi in conflitto, possono ritenersi concretamente prevalenti rispetto al fondamentale diritto di manifestazione del pensiero di cui all'articolo 21 della Costituzione, analogo alla generale libertà di espressione di cui all'articolo 10 della Convenzione, il quale, di conseguenza, non può e non deve essere minimamente compresso con la minaccia, anche solo astratta, di una pena detentiva per il reato di diffamazione a mezzo stampa, fatti salvi ovviamente "i casi eccezionali" ritenuti tali dal legislatore.

 

 

 

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it