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Milano. Gli interventi di Medici Senza Frontiere per proteggere detenuti, agenti e sanitari PDF Stampa
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di Marta Rizzo


La Repubblica, 9 giugno 2020

 

Il ruolo di MSF nel progetto partito a fine marzo in collaborazione con la Direzione del carcere di San Vittore. Interventi anche in altri istituti in Lombardia, Marche, Piemonte e Liguria.

La direzione del carcere di San Vittore e Medici Senza Frontiere, dal marzo scorso, hanno fatto partire un attento programma igienico-sanitario per la prevenzione, la cura e la formazione alla sicurezza e alla salute di chi, tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria, vive in carcere.

Il buon esito dell'operazione nell'Istituto di pena di Milano, si è poi allargata in altre regioni, dalla Lombardia alle Marche. I dati sulla detenzione, oggi. Secondo l'ultimo bollettino del Garante nazionale dei detenuti (Mauro Palma) oggi in Italia "Si conferma la tendenza, seppure molto rallentata, alla diminuzione dell'affollamento negli Istituti penitenziari. Le persone detenute presenti nelle stanze, al 5 giugno scorso - scrive Palma - sono 52.520; le detenzioni domiciliari in corso, concesse dal 18 marzo, sono 3.489; le persone in semilibertà con licenze prolungate sono 642. In diminuzione anche la diffusione del contagio in carcere, che registra oggi 74 casi di positività nella popolazione detenuta e 62 tra il personale penitenziario".

Gli interventi di MSF. Il supporto di MSF, svolto da medici, infermieri, esperti di igiene con esperienza nella gestione di epidemie, riguarda tutte le misure per contenere la diffusione del virus e proteggere detenuti, agenti, operatori e volontari impegnati a San Vittore e in altri istituti. Sono state definite le procedure per l'ingresso dei nuovi detenuti; per determinare casi sospetti, verificarne la diagnosi e identificare i contatti dei casi confermati; individuati circuiti interni per passare in sicurezza dalle zone "pulite" a quelle "sporche" e viceversa; sono state ottimizzate le attività di sanificazione di tutti gli ambienti.

La formazione per i detenuti e per chi in carcere lavora. Una parte dell'impegno di MSF sono le sessioni di formazione e promozione alla salute di operatori umanitari e volontari dell'organizzazione per tutte le persone nel carcere, sulle misure di prevenzione e l'utilizzo dei dispositivi di protezione: come indossare guanti, mascherine, camici monouso o che tipo di detergenti utilizzare per igienizzare i diversi ambienti.

"In un carcere, mantenere il distanziamento sociale è una sfida complessa. "Il nostro obiettivo - dice Sara Sartini, capo progetto MSF a San Vittore - è aiutare a sviluppare delle procedure, per avere lo stesso livello di sicurezza in tutti gli spazi e per tutte le persone all'interno della struttura. In un'epidemia non esistono zone a rischio zero, è proprio quando abbassiamo la guardia che facciamo aumentare il pericolo".

"Sovraffollamento e tutela della salute". Per ridurre i rischi di contagio nelle carceri e garantire protezione a detenuti e operatori interni, gli esperti hanno elaborato e diffuso protocolli alle autorità carcerarie e di sanità pubblica dei governi, a partire dal documento dell'ufficio dell'OMS per l'Europa il 15 marzo scorso. In verità, molte di queste misure si rivelano di difficile applicazione o scarsa efficacia, se non accompagnate da iniziative di decongestionamento degli istituti di pena.

"Mettere in atto procedure di prevenzione e controllo del contagio è indispensabile per contenere la diffusione del virus nelle carceri - dice Marco Bertotto, responsabile per gli affari umanitari di MSF - Ma per proteggere davvero detenuti e agenti, e coordinare efficaci azioni di salute pubblica negli istituti detentivi, ferme restando le esigenze di giustizia e pubblica sicurezza, resta importante affrontare in modo incisivo il problema del sovraffollamento di queste strutture in tutta Italia".

 

 

 

 

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