Giovedì 24 Settembre 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Gherardo Colombo: "Non esiste vera libertà senza solidarietà" PDF Stampa
Condividi

di Luigi Ferrarella


Corriere della Sera, 9 giugno 2020

 

L'ex magistrato impegnato da anni come volontario per educare alla legalità giovani e detenuti. "Rispettare la legge è una cosa, ma per agire con giustizia bisogna capire se quella legge sia giusta. Seguire una norma per il solo timore della sanzione produce un popolo di sudditi, non di cittadini".

"Esiste una convinzione diffusa che il modo di stare insieme sia di mettersi reciprocamente i piedi sulla testa l'uno degli altri". È dal 2007, cioè da quando (in largo anticipo sul pensionamento) lasciò la magistratura, che l'ex pm di Mani pulite Gherardo Colombo, 73 anni, si impegna ogni giorno nelle scuole all'educazione alla legalità.

 

Si fa presto dire cittadini, oggi si rischia di essere lo stesso sudditi...

"Cittadino è chi è titolare di diritti che non possono essere violati, ma per essere suddito non è necessaria una legislazione che privi dei diritti fondamentali: c'è chi si rende suddito privandosi dell'essenza della propria funzione di partecipe dell'esercizio dell'amministrazione della collettività tramite gli strumenti messi a disposizione dalla democrazia".

 

Tentazione che seduce molti...

"Perché la partecipazione è qualcosa che comporta oneri di un certo rilievo a carico di ogni persona. E qui c'è, in molti, una grande tendenza a scaricare su altri la responsabilità dell'esercizio della sovranità, tanto che generalmente hanno successo in politica quelle persone che si presentano ai cittadini promettendo di sollevarli dalla fatica della scelta".

 

Pure la legalità pare soffrire...

"Il rapporto con le regole può essere qualificato dalle conseguenze della loro violazione. Se la conseguenza è la punizione, la minaccia di punizione educa non a comprendere il contenuto della regola, ma educa appena a obbedirle: solo che in questo modo si può forse avere un popolo obbediente, ma difficilmente si può avere un popolo consapevole. Il perché osservare la legge non glielo devi imporre, ma spiegare. A partire dall'idea che la legge vada vista come uno strumento per arrivare a un fine. Piace pagare le tasse? A quasi tutti no. Ma le risorse che si raccolgono con la fiscalità sono proprio quelle che rendono effettivi quei diritti affermati sulla carta: in concreto non c'è diritto alla sicurezza senza polizia, all'istruzione senza scuole, alla salute senza ospedali".

 

E il rapporto tra legge e giustizia?

"Legalità attiene al rispetto della legge punto e basta, invece giustizia riguarda il contenuto della legge. E questa tal legge è giusta? Ecco il problema più grosso che esista. Perché le leggi le facciamo noi. E possono essere orientate a costruire una società verticale, attraverso la distribuzione discriminante di diritti e doveri; o essere orientate a costruire una società orizzontale, in cui a ciascuno, nel limite del possibile, siano date opportunità analoghe agli altri".

 

Eppure alla società verticale si conformano anche molti di coloro che ne patiscono le conseguenze...

"Esiste una convinzione molto diffusa che il modo di stare insieme sia mettersi reciprocamente i piedi sulla testa l'uno degli altri. È l'effetto del "si è sempre fatto così". Pensi che in Italia il diritto di famiglia, che metteva il marito a capo della famiglia e costringeva la moglie a obbedirgli, è stato modificato solo ne11975: 27 anni dopo la Costituzione, un'intera generazione".

 

Come si fa a riparlare di solidarietà, centrale nella Costituzione, sottraendola nel contempo all'inflazione del buonismo d'accatto?

"Bisogna entrarci, nella Costituzione. Quali sono le relazioni di causa-effetto nella Costituzione? L'articolo 3 dice che "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale" e sono eguali davanti alla legge senza distinzione delle condizioni personali e sociali che li caratterizzano (genere, etnia, religione...), ma generalmente si tende a dimenticare la prima parte, che invece è proprio quella che tiene in piedi tutto il resto: siccome tutti hanno pari dignità, allora le loro caratteristiche individuali non possono essere causa di discriminazione. Lo stesso all'articolo 2, "la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale": ecco, quel "e richiede" ci dice che, siccome ciascuno (non solo qualcuno, ma proprio chiunque) è titolare di diritti che non possono essere toccati, allora perché questi siano realizzati in capo a ciascuno è necessaria la solidarietà. Che viene da "solidus", richiama la solidità della relazione della comunità della che esprime il diritto. E bisognerebbe riflettere sulla comune radice indoeuropea delle parole "libertà" e "appartenenza": è l'appartenenza alla comunità che, contemporaneamente, richiede e offre solidarietà, cioè solidità della relazione nella comunità, e origina la libertà".

 

 

 

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it