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Migranti. Pressing italiano: "Tunisi fermi le partenze". Si riapre la rotta balcanica PDF Stampa
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di Cristiana Mangani


Il Messaggero, 9 giugno 2020

 

Non solo il fronte Mediterraneo: la fine del lockdown e la crisi economica causata dal virus, hanno riaperto la rotta balcanica. Da una ventina di giorni, al confine di Trieste e Gorizia sono aumentati di parecchio i passaggi. E i militari di "strade sicure" inviati a presidiare quelle frontiere, respingono in Slovenia chi non ha titolo per entrare.

L'Italia spinge sull'Europa proprio in vista del periodo estivo, quando il rischio di "una invasione" diventa più concreto. Sui migranti "c'è una trattativa positiva in corso con la nuova commissione - spiega il ministro per gli Affari europei Enzo Amendola.

La trattativa è di arrivare finalmente a un sistema europeo che sia sicuro nel controllo dei confini e anche responsabile nel cambiare i regolamenti che ormai sono superati. È una trattativa molto importante che stiamo facendo come governo con la ministra Lamorgese, l'idea è di siglare un nuovo patto europeo.

Stiamo spingendo molto - chiarisce ancora Amendola - perché è tempo non più di ragionare su base volontaristica sulla gestione dei flussi soprattutto per paesi di prima entrata, ma avere un sistema che sia coordinato, sicuro e responsabile".

Si spinge sull'Europa sapendo, però, che un grosso fronte come quello di Visegrad continua a opporsi alla ridistribuzione equa dei migranti. E il rischio, in questa fase post Covid con l'Italia che bussa alla Ue per ottenere importanti aiuti economici, è che il prezzo da pagare sia una maggiore disponibilità nell'accoglienza. Un sistema che Bruxelles proverà a imporci, così come è già avvenuto più volte in passato.

Ed è per questo che la ministra Lamorgese vuole spingere sui paesi con i quali abbiamo accordi per i rimpatri, primo fra tutti la Tunisia, da dove è aumentato sensibilmente il numero delle partenze. In tantissimi stanno lasciando le coste spinti da una situazione economica che ha provocato il collasso del turismo.

Puntano all'Europa, dopo aver perso il posto di lavoro. Ieri, la titolare del Viminale ha avuto un incontro proprio per preparare la visita che effettuerà a Tunisi intorno alla fine del mese di giugno. L'obiettivo è sensibilizzare il governo del paese, e invitarlo al rispetto degli accordi stilati da tempo con l'Italia. Accordi che passano anche per scambi economici, legati all'import dell'olio tunisino nel nostro paese. In questo scenario si inserisce la Libia, e il rischio di "un esodo" più volte annunciato durante il conflitto tra l'esercito di Fayez al Serraj e del generale Khalifa Haftar.

Anche da quella parte del Mediterraneo è facile che vengano esercitate pressioni sulla Ue per limitare le partenze, in cambio di aiuti. "La soluzione ragionevole - dichiara Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea Saving humans - sarebbe di proporre corridoi umanitari sicuri, che tra l'altro sono molto più economici che pagare i criminali libici, militarizzare le frontiere. Soldi nostri, che vanno a finire nelle tasche dei torturatori".

 

 

 

 

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