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Turchia. Arrestati due giornalisti. Ma ora Erdogan incarcera anche le fonti PDF Stampa
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di Marco Ansaldo


La Repubblica, 9 giugno 2020

 

Muyesser Yildiz e Ismail Dukel, esperti di affari militari. Si inasprisce la stretta del Sultano sulla stampa. In poco meno di un mese sono già 12 i reporter finiti in manette. La stretta di Erdogan sulla stampa non si allenta. Anzi, diventa più soffocante dopo l'arresto di altri due giornalisti turchi, messi ora dentro con l'accusa non più di "legami con il terrorismo" bensì di "spionaggio". Arrivano così in totale a 12 i reporter in manette in Turchia nel giro di meno di un mese. Con loro, adesso, vengono però arrestate anche le fonti: in questo caso gli ufficiali che parlano con i cronisti, come avvenuto nell'ultimo fermo, quello di una opinionista esperta di questioni militari.

Muyesser Yildiz è una giornalista nota in Turchia per essere specializzata nel seguire le forze armate, argomento da sempre di enorme presa sull'opinione pubblica, vista l'importanza che i militari rivestono nella Repubblica di Turchia, dove hanno fatto il bello e il cattivo tempo da cento anni a questa parte, golpe compresi, quando fu fondata nel 1923.

Il dipartimento antiterrorismo di Ankara le ha ora messo le manette per "avere svelato segreti politici e militari" riguardanti l'intervento dell'esercito in Libia, dove i soldati turchi stanno decisamente voltando le sorti della guerra sostenendo il governo del premier Fayez al Serraj, e oggi inseguono addirittura verso Sirte i ribelli cirenaici guidati dal generale Khalifa Haftar. Il suo media è OdaTV, un sito della sinistra antigovernativa. Yildiz è accusata di avere parlato al telefono con un membro delle forze armate turche, anch'egli arrestato, sui piani militari riguardanti Tripoli.

Già lo scorso marzo due reporter di OdaTV erano stati fermati e rischiano fino a nove anni di prigione per avere scritto un articolo sul funerale di un presunto agente dei servizi segreti ucciso in Libia. Nel 2011 Muyesser Yildiz era stata in carcere per oltre un anno, con l'accusa di "terrorismo e diffusione di documenti segreti" dell'allora piano militare chiamato "Ergenekon" volto a provocare un colpo di Stato.

Ma nella capitale turca le manette sono scattate anche per Ismail Dukel, corrispondente di Tele1 TV. Le accuse riguarderebbero anche il coinvolgimento militare turco in Siria. Solo pochi giorni fa al Serraj era andato ad Ankara per un incontro ufficiale con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. I due reporter sono interrogati in queste ore dagli agenti delle unità antiterrorismo della polizia.

In Turchia il clima verso la stampa indipendente è peggiore che mai. L'arresto nelle ultime settimane di almeno una dozzina di giornalisti, molti dei quali accusati di "spionaggio di segreti politici e militari", riaccende così i riflettori sul Paese con il più alto numero al mondo di reporter in carcere, stimabili per alcune fonti in un numero difficilmente identificabile, ma fra i 100 e i 150. Il direttore di Tele1 TV, Merdan Yanardag, parla di un tentativo delle autorità di ''dare un ultimatum ai media''. L'organizzazione Reporters sans frontieres pone la Turchia al 157esimo posto su 180, nell'indice di libertà di stampa.

Quello che ancora più colpisce, nelle ultime ore, non è solo l'arresto dei giornalisti, ma persino di quelle che possono apparire come le loro fonti. Così è nel caso di Muyesser Yildiz, dove il militare con cui aveva parlato è anch'egli finito in manette. Nei giorni scorsi a Istanbul è stato inoltre arrestato di nuovo Enis Berberoglu, ex commentatore e poi vice presidente del Partito repubblicano, considerato dal governo conservatore come la fonte dello scoop fatto nel 2017 dal direttore di Cumhuriyet, Can Dundar, sul passaggio di armi turche alla Siria protette dai servizi di intelligence di Ankara. Dundar, che non rivelò mai il nome della propria fonte, si fece quasi cento giorni di carcere prima di essere liberato da un tribunale e fuggire in esilio in Germania. Il deputato Berberoglu passò quasi un anno in cella, prima di tornare libero. La settimana scorsa è stato di nuovo arrestato, e nelle ultime ore rilasciato solo per via delle nuove norme carcerarie sul Covid-19 che prevedono gli arresti domiciliari. Così è avvenuto per lui. Ma altri due reporter curdi fermati lo stesso giorno rimangono tuttora in cella. Assieme ad almeno un centinaio di giornalisti.

 

 

 

 

 

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