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Contributo alla discussione sugli Icam PDF Stampa
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di Carla Forcolin*


Ristretti Orizzonti, 8 giugno 2020

 

Giovedì 4 giugno il Garante Regionale della Regione Piemonte, on Bruno Mellano, ha organizzato un'interessante video assemblea, dov'erano presenti molte importanti personalità, che ho ascoltato con attenzione, ma dove non mi è stato possibile intervenire.

Nessun rappresentante istituzionale del Veneto c'era e io sono solo la Presidente di un'associazione di volontariato, che però ha seguito i bambini del nido prima, dell'Icam poi, quotidianamente, per 16 anni. Portandoli all'asilo nido, alla scuola materna, in spiaggia d'estate, per tre giorni pieni a settimana, ecc.

Nella video assemblea, sono state dette molte cose importanti, per esempio che gli Icam sono un passo avanti rispetto ai nidi, ma rimangono carcere; anzi, la dott. Monica Cristina Gallo, garante del comune di Torino, ha fatto notare che negli Icam c'è bisogno soprattutto di svolgere attività e progetti, di dare vita alle giornate. Ora tenervi i bambini fino a sei anni, senza che questo sia fatto, è davvero creare dei disadattati, a cui è stata rovinata tutta la preziosa prima infanzia.

Un conto è se i bambini vanno in casa-famiglia, che non dev'essere necessariamente "protetta", come hanno fatto notare Lia Sacerdote di "Bambinisenzasbarre" e Giuseppe Longo dell'Associazione "Papa Giovanni XXIII" (possono essere accolti anche nelle strutture già preesistenti e non è chiaro in cosa le case protette siano diverse dalle altre) un altro è se stanno negli Icam. Per questo l'associazione "La gabbianella" ha lanciato una petizione, reperibile sul sito: www.lagabbianella.org, in cui chiede che finché i bambini staranno in carcere o in Icam, vi escano a tre anni, come succedeva prima della legge 62.

Se in casa-famiglia può andar bene vivere con la mamma fino a sei anni e anche fino a dieci (si spera in pochi casi), in carcere questo è pregiudizievole per il futuro del bambino e fonte di sofferenza per il suo presente. Le case-famiglia necessitano di finanziamenti per funzionare: piuttosto che spendere il denaro pubblico per farne di nuove, sembra sensato spendere per la loro gestione/mantenimento e stabilire se è di competenza dello Stato o delle Regioni.

Di certo non si può pensare che sia il terzo settore a mantenerle. Un detenuto allo Stato costa circa 250 € al giorno, una ristretta madre in casa-famiglia circa 50 €, secondo quanto ha detto Luigi De Mauro, presidente della Consulta Penitenziaria di Roma. Conviene a tutti "rieducare" le donne in un ambiente idoneo.

Ho spiegato diffusamente ogni cosa in un libro che uscirà in autunno con F. Angeli, ma è bene che si considerino da subito le conseguenze di certe giuste affermazioni: perché restare in Icam-carcere un tempo doppio di prima?

Tre anni sono già perfino troppi e dalla mamma si viene separati ugualmente, se il giudice di sorveglianza decide che la stessa non può accedere alla casa-famiglia! Il problema del mantenimento del rapporto a distanza con la madre si pone comunque ed è il modo in cui lo si risolve che determina la durezza o l'accettabilità della situazione per bambini e genitori.

Tutto ciò per invitare gli "addetti ai lavori" a considerare la proposta di rivedere la legge 62, anche alla luce di queste concrete riflessioni.

 

*Associazione "La gabbianella e altri animali"

 

 

 

 

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