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Carinola (Ce). In carcere con 7 telefoni, bufera sul sacerdote: "Sono stato ingannato" PDF Stampa
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di Marilù Musto


Il Mattino, 8 giugno 2020

 

"Era un cofanetto, mi hanno detto che c'era del tabacco all'interno da consegnare a un detenuto, in realtà c'erano sette telefoni cellulari. Io non lo sapevo. È stata una mia ingenuità prendere in consegna il cofanetto, sono stato ingannato da questa persona che mi ha dato il pacco". Padre Pierangelo Marchi è frastornato. Ieri è stato perquisito, interrogato e trattenuto per cinque ore nel carcere di Carinola. Che non è certo Alzatraz, evidentemente. Lì, ci sono detenuti con condanne definitive con pene massime non superiori ai sette anni. Il metal detector è suonato al suo ingresso e quando gli agenti della polizia penitenziaria hanno aperto il cofanetto che il sacerdote aveva fra le mani, hanno trovo la sorpresa: 7 telefoni. Più uno, il suo.

La versione del sacerdote - Lui, nel carcere, ci era andato per consegnare un pacco con abiti a un detenuto con cui era entrato in confidenza, ma un amico di quest'ultimo gli aveva chiesto un favore per un altro detenuto. Una cosetta semplice: consegnare il cofanetto. "Io gli ho anche detto: ma non è che mi metti nei guai? Lui mi ha rassicurato. Me lo sentivo che c'era qualcosa di strano, a dirla tutta - spiega padre Marchi - è stata una pugnalata alle spalle".

Il Sindacato - La notizia è venuta a galla ieri pomeriggio, grazie a un comunicato stampa di Emanuele Moretti e Ciro Auricchio, presidente e segretario regionale dell'Uspp: "Un prete ha cercato di introdurre in carcere sette cellulari", hanno scritto i rappresentanti sindacali della polizia penitenziaria. "L'episodio evidenzia la necessità di dotare la penitenziaria di strumenti avanzati, in grado di schermare gli istituti di pena". Vero, ma non basta. Il 28 aprile nel carcere di Secondigliano era stato intercettato un drone con 6 cellulari per detenuti. Dal muro di cinta, una sentinella aveva intercettato il drone che, in avaria, era precipitato prima di giungere al Reparto detentivo S2, nel cortile dei passeggi del carcere.

Metal detector - Ora, l'attenzione si è spostata a Caserta. Padre Pierangelo Marchi, trevigiano trapiantato a Caserta, ha raccontato la sua versione dei fatti agli agenti, prima di tornare nella Tenda di Abramo, l'associazione che aiuta i più deboli in tutta la provincia. Cinque anni di volontariato nel carcere di Carinola, una vita passata ad accudire chi ha bisogno: padre Pierangelo, dell'ordine dei Sacramentini, non se lo aspettava.

"Questo episodio non mette in discussione i miei cinque anni di volontariato in carcere - spiega adesso - ho peccato di ingenuità. All'inizio la figlia di questo detenuto mi incaricava di portare abiti al padre, ma non è mai successo nulla. Tutto veniva controllato all'ingresso, questa volta invece il metal detector è suonato, con mia sorpresa. Non c'è dolo, ma colpa. Mi hanno ingannato e facendo questo hanno messo nei guai me e gettato cattiva luce sul carcere di Carinola, che non ha bisogno di questa etichetta". Ma chi era il destinatario dei telefoni cellulari? "C'era il destinatario, certo. Ma io non lo sapevo, per me dentro quel pacco c'era tabacco", conclude il sacerdote.

 

 

 

 

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