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Alla protesta contro il razzismo tornano le Sardine e rilanciano lo ius soli PDF Stampa
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di Ilario Lombardo


La Stampa, 8 giugno 2020

 

Nella maggioranza si riapre la polemica. Dura 8 minuti e 46 secondi l'omaggio commosso di Piazza del Popolo a George Floyd, il cittadino afroamericano ucciso da un agente di polizia a Minneapolis, il 25 maggio.

Sono i minuti interminabili che scandiscono gli ultimi istanti di vita di un uomo ucciso da un agente di polizia mentre implorava: "I cant'breathe", non riesco a respirare. Sotto il cielo di Roma, a mezzogiorno migliaia di persone restano in ginocchio per quattro minuti, per altri quattro minuti restano in piedi con il pugno alzato per dire no al razzismo, in silenzio. "Black lives matter" riecheggiano i cartelli. E quelle parole ripetute ancora: "I can't breathe".

È stata una studentessa romana di 25 anni, Denise Fuja Berhane, a lanciare con due amici l'idea raccolta dalle associazioni che si battono contro ogni discriminazione, a partire da Women's March Rome, 6.000 sardine, Neri Italiani, Black Italians (Nibi). A rispondere è una folla di giovani (tremila persone secondo gli organizzatori) di ogni colore, origine e religione che riunisce per ricordare che sui diritti l'Italia non può dirsi innocente.

A partire dai colpevoli ritardi sulla cittadinanza ai nuovi italiani. "Noi saremmo per lo ius soli puro, ma bisogna bonificare la narrazione farlocca e strumentale portata avanti da certi personaggi della politica" sostiene Mattia Santori, leader delle Sardine. Il movimento, sommerso durante il lockdown, riparte da dove era rimasto.

Dalla proposta sulla cittadinanza. Dall'assedio alla politica per una legge troppe volte sventolata e rimasta poco più che uno slogan. Nella coda di un'emergenza sanitaria che fa intravedere gli albori di una crisi terribile, il dibattito sullo ius soli rischia di trasformarsi in merce politica sul mercato del consenso. Le opposizioni già pronte a colpire se il governo dovesse riaprire i cantieri della norma. E la maggioranza spaccata.

Leu è il primo partito a chiedere di rimetterla al centro dell'agenda. Mentre il M5S, che tra le sue mille anime non trova modo di mettersi d'accordo, ostenta indifferenza, pronto a sostenere che "la questione non è all'ordine del giorno".

Infine il Pd che per ora reagisce blandamente, nonostante sia titolare di due proposte su tre depositate alla Camera. In mezzo a tutti, il premier Giuseppe Conte resta convinto che, considerate le non facili conciliazioni, se ne debba occupare il Parlamento. Tentennamenti stigmatizzati dalla piazza romana. Lo ripete Aboubakar Soumahoro, bracciante e sindacalista Usb: "Una certa politica ha continuato a costruire il proprio consenso discriminando in base alla provenienza geografica, religiosa, sessuale".

Ma è di Stella Jean, giovane stilista italo-haitiana, la voce che arriva al cuore: "Non è possibile che i miei figli subiscano le stesse minacce, insulti e aggressioni che ho subito io. Tutti loro meritano la cittadinanza. Siamo tutti meticci, gli italiani per primi. L'altro già voi".

 

 

 

 

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