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Detenzione domiciliare, pannicello per le carceri PDF Stampa
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di Ilaria Li Vigni


Italia Oggi, 1 giugno 2020

 

Rivolte nelle carceri e sovraffollamento: parziali soluzioni del Cura Italia (Decreto legge 18 del 17 marzo 2020, convertito con legge n. 27 del 24 aprile 2020) che consente la detenzione domiciliare per le condanne fino a 18 mesi, salvo i più gravi reati.

L'art. 123 del decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020, convertito in legge a fine aprile, al fine di far fronte all'emergenza Coronavirus dal punto di vista della tenuta del sistema carcerario, come purtroppo riscontrato in occasione di alcune rivolte di detenuti in molte carceri italiane, introduce una serie di deroghe, valide dal 17 marzo 2020 e sino al 30 giugno 2020, alla disciplina della detenzione domiciliare di cui alla legge n. 199/2010.

Tale particolare tipologia di detenzione domiciliare, in sintesi, consente l'espiazione della pena della reclusione non superiore a 18 mesi, anche se residuo di maggior pena, presso il domicilio, con un procedimento applicativo del beneficio estremamente accelerato (addirittura, da concedersi entro cinque giorni dalla richiesta) e di competenza del magistrato di sorveglianza, anziché del tribunale di sorveglianza.

Occorre precisare che il beneficio della detenzione domiciliare, ai sensi della legge n. 199/2010 non può essere concesso a determinate categorie:

- ai condannati per reati ostativi di cui all'art. 4bis dell'Ordinamento penitenziario (reati più gravi di criminalità organizzata, di droga, reati sessuali, ad esempio)

- ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza;

- ai detenuti sottoposti al regime della sorveglianza particolare;

- "quando vi è la concreta possibilità che il condannato possa darsi alla fuga ovvero sussistono specifiche e motivate ragioni per ritenere che il condannato possa commettere altri delitti ovvero quando non sussista l'idoneità e l'effettività del domicilio anche in funzione delle esigenze di tutela delle persone offese dal reato".

Dalla lettura dell'art. 123 del decreto legge "Cura Italia", si comprende che il legislatore, per coloro che facciano istanza di applicazione del beneficio dal 17 marzo 2020 ed entro il 30 giugno 2020, ha ritenuto di soprassedere in parte a tale ultimo requisito e, specificamente, alla necessità che non vi sia la concreta possibilità che il condannato possa darsi alla fuga o possa commettere altri delitti.

Va detto, comunque, che il comma 2 dell'art. 123 concede al magistrato di sorveglianza la possibilità di negare il beneficio qualora "ravvisi gravi motivi ostativi alla concessione della misura". Viene, invece, mantenuta la necessità che il domicilio sia idoneo ed effettivo, ai sensi della lettera f) dell'art. 123 e viene imposto, in ogni caso, l'utilizzo del cosiddetto "braccialetto elettronico", fino a quando la pena da espiare sia inferiore ai sei mesi di reclusione.

Pur con questa importante deroga, la normativa precisa, altresì, rispetto all'originaria formulazione dell'art. 1 della legge n. 199/2010, che il beneficio, in questa situazione emergenziale, non potrà essere concesso:

- ai condannati per i reati di cui agli art. 572 (maltrattamenti) e 612bis c.p. (atti persecutori), oltre che, ovviamente, per i reati ostativi ex art. 4bis dell'Ordinamento penitenziario;

- a detenuti che nell'ultimo anno siano stati sanzionati per infrazioni disciplinari concernenti la partecipazione o promozione di disordini o a sommosse, fatti di evasione o la commissione di reati ai danni di compagni, operatori penitenziari o visitatori;

- a detenuti nei cui confronti sia stato redatto rapporto disciplinare per la partecipazione o il coinvolgimento nelle recenti sommosse avvenute nelle carceri italiane a far data dal 7 marzo 2020, proprio in relazione all'emergenza Coronavirus.

 

 

 

 

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