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Arte in carcere: un'evasione creativa da dietro le sbarre PDF Stampa
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di Monica Col


zetatielle.com, 29 maggio 2020

 

L'arte va in carcere, ci entra per evadere, anzi per organizzare un'evasione da dietro le sbarre in piena regola, arte in carcere per rendere migliori. E così l'arte diventa arte terapia, rieducazione e avvicinamento al dialogo: arte come libertà. Non è un luogo come gli altri, il carcere. È un luogo di reclusione, di forte impatto, di storie travagliate e complesse, che creano comunque una forte energia. È un luogo dove l'arte, patrona dei travagliati per eccellenza, in realtà si trova a suo agio. In molti, tra direttori di penitenziari, psicologi, artisti, associazioni, operatori sociali e anche curatori eccellenti lo hanno capito. E nel carcere, anzi in molti carceri, sono stati creati dei progetti che vedono arte e detenuti uniti in suggestioni di libertà creativa.

Arte in carcere, il progetto Liberi Dentro - Iniziamo con il progetto Liberi Dentro, la mostra curata da Giacinto di Pietrantonio, nell'ambito della Milano Design Week 2019 all'interno dello Showroom Drumohr. Qui, i detenuti del carcere di Rossano Calabro (CS) hanno realizzato un omaggio a Leonardo da Vinci e alla sua Ultima Cena, entrando in contatto con grandi designer. Liberi dentro raccoglie dunque l'esperienza del ceramista Pierfrancesco Pirri, con il suo laboratorio per carcerati, attivo da 15 anni, e la creatività dei grandi nomi del design nazionale.

Ed ecco nomi come Mario Airò, Atelier Biagetti, Ctrlzak, Jan Fabre, Ugo La Pietra, Lorenzo Marini, Ovo, Paola Pivi, Denis Santachiara, Patrick Tuttofuoco, unirsi al laboratorio, nato con lo scopo di dare un'opportunità di lavoro ai detenuti riproducendo ceramiche e stoviglie della tradizione calabra, per ricreare la più famosa tavola pasquale con sottopiatto + piatto piano + piatto fondo + piattino più bicchiere. Un' ultima cena senza personaggi, forse come il vuoto lasciato, o forse come in attesa di un qualcosa da compiere. Stoviglie come attori muti.

Gli "Scollamenti temporali" di San Vittore - Al San Vittore di Milano, va in scena con i detenuti, l'architetto e designer Giulio Ceppi con il progetto "Scollamenti temporali. Relazioni impreviste tra arte, moda e lifestyle". Un gioco di collage realizzati con due tipi di frammenti di immagini diverse e in contrasto tra loro. Da una parte le riproduzioni dei capolavori della storia dell'arte, e dall'altra ritagli di pagine di moda o campagne pubblicitarie. Un miscuglio di lecito e illecito, sacro e profano, vero e falso, evasione e creatività, che Ceppi ha descritto in questo modo. "Giocare con questi frammenti è un modo per generare e proiettare messaggi sul nostro futuro, per immaginare un destino diverso, sognando anche per poche ore un futuro che ci faccia dimenticare il presente e un passato spesso rimpianto o perso". I collages realizzati dai detenuti sono sbarcati alla Triennale di Milano 2019.

"Artisti di sbarre" alla Casa Circondariale di Lucera - Qui il progetto ha come centro la delicata relazione tra padri e figli dentro l'ambiente carcerario e vede attori il Centro Provinciale per l'Istruzione degli Adulti di Foggia con l'artista Mosè La Cava. Sono murales dipinti nella sala colloqui del carcere, l'unico luogo dedicato alla genitorialità, al contatto esterno, alla vita.

Outdoor il Museo Novecento di Firenze al Carcere di Sollicciano - "Vogliamo andare nelle carceri, negli ospedali, nei luoghi di degenza per la terza età e nelle aziende, nelle fabbriche e luoghi di lavoro", spiega Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento di Firenze "Vogliamo vedere cosa accade quando si inserisce un'attività creativa all'interno di un lavoro alienante, interrompendo questo ciclo con un oggetto di pensiero, di contemplazione". Outdoor ha portato il museo e i suoi addetti nel carcere di Firenze Sollicciano. Due opere: un dipinto di Renato Paresce "La casa e la nave" e una scultura di Severo Pozzati, "Maternità", sono state portate nelle loro casse di protezione, disimballate davanti ai detenuti e spiegate, per tecnica, significato e anche imballaggio. Viene spiegata, agli allievi del carcere la differenza tra imballare un disegno o un dipinto e come si protegge un'opera dagli urti, oltre al messaggio che l'artista vuole promuovere.

"L'arte della libertà" all'Ucciardone - L'arte della Libertà è invece il titolo del progetto introdotto all'interno della Casa di Reclusione Calogero di Bona - Ucciardone di Palermo, a cura di Elisa Fulco e Antonio Leone. Coinvolge detenuti, operatori socio sanitari e museali, anche la polizia penitenziaria. Spazio al workshop, a un nuovo spazio laboratoriale, alla realizzazione di un'opera d'arte all'interno del carcere. E poi lezioni di arte contemporanea e visite guidate nei principali luoghi culturali cittadini. Parole, immagini, fotografie e performance per sviluppare la capacità di mantenere l'attenzione, di portare a termine un lavoro, di impegnare proficuamente il proprio tempo. Ma anche per promuovere lo spirito di iniziativa e di produrre idee e progetti creativi lavorando insieme.

Insomma in carcere l'arte ha un obiettivo: permettere a tutti di raccontarsi attraverso il linguaggio della fantasia. L'evasione messa in campo con la creatività attiva l'interesse, rafforza lo spirito di gruppo, la condivisione, il senso di responsabilità. Esternamente abbiamo la convinzione che una volta inserita una persona in carcere, sia risolto il problema. In realtà forse è il momento in cui si dovrebbe prendere atto del problema e iniziare realmente ad affrontarlo. L' arte ha un ruolo fondamentale in questo luogo istituzionale tra i più importanti. In carcere girano migliaia di anime, traiettorie umane diverse tra loro e l'arte non li riunisce sotto l'etichetta "carcerato" o "detenuto". Entra in persone differenti per provenienza, cultura e sensibilità e li rende omogenei in un piccolo spaccato della globalità. L'arte porta il centro del mondo in un luogo che dal mondo è completamente fuori.

 

 

 

 

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