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Parità di genere, giudici e pm più divisi. Trovato l'accordo sulla riforma del Csm PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 29 maggio 2020

 

Parità di genere nelle preferenze per un Csm in cui le donne - che oggi sono la metà delle toghe italiane - contino quanto gli uomini, e non siano più una sparuta minoranza. Una regola futura che non è la separazione delle carriere chiesta dal centrodestra, ma riduce da quattro a due volte la possibilità di passare dalla funzione di giudice a quella di pm, e viceversa.

E ancora, ecco un segnale per l'avvocatura che si sente bistrattata: in futuro i singoli consigli dell'ordine esprimeranno un parere scritto sui candidati al vertice degli uffici. Poi un messaggio sulle punizioni disciplinari, perché nella commissione del Csm che se ne occupa i componenti passeranno da 4 a 6, ma la sezione di dividerà in due per accelerare l'esame delle pratiche oggi troppo lungo. In più i consiglieri delle due sezioni non potranno sedere nelle altre commissioni, quelle delle nomine. Infine una legge elettorale con il doppio turno, 20 collegi che eleggeranno i futuri venti consiglieri, anziché i 16 di oggi.

Contro il "metodo" Palamara, gli accordi sottobanco per le nomine documentati nell'inchiesta di Perugia, il Guardasigilli Alfonso Bonafede accelera. Stavolta non ci sono mal di pancia nella maggioranza, perché vogliono dare un segnale forte e immediato, tant'è che dopo due riunioni l'accordo è praticamente chiuso, il testo andrà in consiglio dei ministri la prossima settimana. E c'è un motivo in più per agire rapidamente e con durezza.

Il secondo attacco, in pochi giorni, di Matteo Salvini che con Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi chiede di nuovo a Mattarella lo scioglimento del Csm. Salvini vuole anche la testa dell'ex vice presidente del Csm Giovanni Legnini da commissario per il terremoto perché nelle carte di Perugia scopre le telefonate dell'agosto 2018 in cui concordava con Palamara un testo di solidarietà al procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, attaccato dall'ex ministro dell'Interno per le indagini sulla Diciotti. Mattarella ha già fatto sapere che il Csm non si può sciogliere.

Ma le regole sulle nomine vanno cambiate subito. Quando da Bonafede s'incontrano il Pd (Walter Verini, Andrea Giorgis, Alfredo Bazoli, Franco Mirabelli), Leu (Piero Grasso e Federico Conte), Italia viva (Lucia Annibali) l'urgenza è uguale per tutti. Bisogna "ridurre la discrezionalità", dare "uno stop alle logiche di potere", "recuperare fiducia nella magistratura".

Proprio mentre il forzista Enrico Costa plaude alla proposta sulla separazione delle carriere che andrà in aula alla Camera il 29 giugno, ecco la norma che riduce da quattro a due le volte in cui un giudice potrà diventare pm e viceversa. La lancia Conte di Leu, ma viene accolta da tutti. Pesante la stretta sulla scelta dei capi degli uffici. Innanzitutto rigido criterio cronologico. Si decidono via via che i posti devono essere coperti.

Vietato accorpare più nomine, con il sistema a pacchetto. Torna il criterio dell'anzianità e i candidati dovranno appartenere a una fascia di età omogenea. Infine la futura legge elettorale. Una questione ancora aperta. L'ex pm Grasso fa una proposta dura, 80 collegi in Italia, molto parcellizzati, quasi tribunale per tribunale, proprio per "sentire" la base contro le correnti. Poi il doppio turno con ballottaggio, e con parità di genere sia nelle candidature, sia nel voto, due preferenze ma di genere diverso.

 

 

 

 

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