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Alla Consulta l'obbligo di presenza in aula del giudice PDF Stampa
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di Angelo Lucarella


Italia Oggi, 29 maggio 2020

 

Irragionevole ed irrazionale la scelta normativa di obbligare il giudice civile (a differenza di quello penale o amministrativo) a presenziare l'udienza in tribunale piuttosto che remoto. Questi i termini della questione di legittimità costituzionale sollevata con provvedimento del 19 maggio 2020 dal tribunale di Mantova, sezione civile seconda, relativamente all'art. 83 del decreto legge Cura Italia.

Di fatto denunciando una disparità di trattamento da parte del legislatore rispetto, ad esempio, al giudice amministrativo o al giudice penale. L'ordinanza evidenzia comunque che la rilevanza della questione è legata all'attualità della stessa considerato che dopo luglio 2020, dovendosi tornare al regime processuale ante-normativa Covid, ci si troverebbe dinanzi a una probabile cessata materia d'esame costituzionale ovvero ad una carenza d'interesse rispetto all'intera vicenda.

Ad ogni modo la norma oggetto del dubbio di costituzionalità è l'art. 83, co. 7 lett. f) del dl 18/2020, convertito con legge n. 27/2020 per come modificato dall'art. 3, comma 1, lett. c), dl 28/2020, atteso che (afferma il rimettente) la stessa appare in "palese contrasto con gli artt. 3, 32, 77, 97 Cost.". Quanto al presupposto di rilevanza il giudice incrimina di illegittimità la novella ordinamentale portata dal dl 28/2020 ove quest'ultimo specifica che l'udienza "deve in ogni caso avvenire con la presenza del giudice nell'ufficio giudiziario".

Centro della questione è, quindi, la scelta che il legislatore ha fatto riguardo alla gestione epidemiologica in termini di calcolo effettivo del rischio possibile di diffusività del di consiglio e alle udienze pubbliche Covid in ambito giudiziario. La critica mossa dal tribunale di Mantova parte da due presupposti: uno geografico ed uno ontologico.

Il primo risiede nel fatto che l'ufficio giudiziario del giudice a quo rientra nella Corte d'appello di Brescia così da concentrarsi un rischio epidemiologico maggiore rispetto ad altre strutturazioni territoriali italiane di distretto (attesa anche l'afferenza del circondario di Bergamo e Cremona oltre a Mantova). Il secondo è individuato nei dati ufficiali dell'Istituto superiore della sanità, pubblicati il giorno 8 maggio 2020, relativi alla situazione della regione Lombardia: 79.369 infezioni diagnosticate, età media prevalente 66 anni, 14.611 decessi.

La valutazione dei due elementi hanno portato il ragionamento logico-giuridico alla non manifesta infondatezza della questione d'incostituzionalità da sollevare; ragionamento che si pone il dubbio preciso di capire perché mai, a differenza di altri giudici del sistema giurisdizionale italiano, il legislatore avesse deciso che proprio il decidente civile, specie nel caso di composizione monocratica del collegio giudicante, dovesse obbligatoriamente celebrare l'udienza portandosi fisicamente nelle stanze dell'ufficio giudiziario invece di potersi collegare da remoto.

Il giudice mantovano cita il provvedimento del 20 aprile 2020 del presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia, con il quale, proprio per disciplinare i lavori della Consulta in fase Covid, è stato deciso che "a) la partecipazione dei giudici alle camere può avvenire anche mediante collegamenti da remoto e il luogo da cui essi si collegano è considerato camera di consiglio o aula di udienza a tutti gli effetti di legge; b) le modalità di cui alla lettera precedente possono essere adottate per ogni altra riunione della Corte...".

Un chiaro segno del fatto che l'orientamento costituzionale di per sé implica il necessario massimo utilizzo della modalità da remoto (perciò senza spostamento fisico dei membri della Consulta); motivo per cui il giudice civile del tribunale di Mantova invocherebbe la violazione della disparità di trattamento posta in essere dal legislatore italiano.

Il tribunale cita infine anche il parere n. 18/PP72020 reso dal Consiglio superiore della magistratura sul dl 28/2020 in cui si specifica relativamente al giudice che "la presenza fisica di quest'ultimo nell'ufficio giudiziario non aggiunge nulla quanto alla modalità del contraddittorio simultaneo e quanto alla sua qualità intrinseca".

In tali passaggi, quindi, il rimettente costituzionale riscontra una disparità di trattamento rispetto, come detto, ai giudici amministrativi e penali e addirittura rispetto ad altre fattispecie che regolano i procedimenti civili c.d. "non sospesi": ad esempio l'art. 83, comma 12 quinquies, del dl 18/2020 consente le "deliberazioni collegiali in camera di consiglio" con collegamento da remoto e specifica che "il luogo da cui si collegano i magistrati è considerato camera di consiglio a tutti gli effetti di legge". La palla passa adesso alla Consulta.

 

 

 

 

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