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Venezia. Giustizia in ginocchio per colpa dell'emergenza coronavirus PDF Stampa
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di Gianluca Amadori


Il Gazzettino, 29 maggio 2020

 

A lanciare l'allarme è la presidente della Corte d'appello di Venezia, Ines Marini, la quale sollecita lo Stato ad intervenire con decisione per dotare gli uffici di strumenti, ma soprattutto di personale supplementare per poter riavviare l'attività a pieno ritmo, evitando che l'arretrato accumulato durante il lockdown, e le attuali difficoltà logistiche e organizzative dovute alla necessità di rispettare le misure di sicurezza, paralizzino del tutto una macchina giudiziaria che era già malandata.

"Centinaia di processi e cause bloccate si assommano ad un arretrato che in molti uffici, in particolare nella Corte d'appello, era già drammatico - denuncia la presidente. Questi due mesi di stop hanno annullato tutti gli sforzi compiuti negli ultimi anni per recuperare efficienza e ridurre i ritardi. Se lo Stato non metterà in campo soluzioni immediate, il rischio è grossissimo. Una giustizia bloccata può creare tensioni sociali perché i contenziosi civilistici non vengono affrontati e risolti per tempo e, per quanto riguarda il penale, può indurre la sensazione di un'impunità diffusa, e dunque incentivare la violazione delle regole. Non deve avvenire".

Nella prima fase dell'emergenza Covid-19, quasi tutto è rimasto bloccato, salvo alcuni procedimenti civili urgenti e quelli penali con detenuti. Nell'attuale fase 2 si prevede di poter trattare il 60 per cento delle cause civili, ma soltanto il 30 per cento di quelli penali, in attesa di una fase 3 che nessuno sa quando arriverà. Nel frattempo, nella sola fase 1 i processi saltati ammontano a più di 800, e davanti al Tribunale civile sono in attesa di essere trattati 7mila procedimenti in materia di immigrazione.

"È necessario fermare il pensionamento dei magistrati e inserirne in servizio di nuovi - propone la dottoressa Marini - I concorsi già fatti non bastano: è necessario reclutare 500 giudici ausiliari da inserire negli uffici di primo grado, spostando i magistrati più esperti in appello; bisogna bandire nuovi concorsi di primo grado, dando la possibilità di partecipare ai neo laureati, senza chiedere corsi di specializzazione o il superamento dell'esame di avvocato; e ancora tirocinio più breve per chi ha vinto il concorso e deve entrare in servizio. Il tutto assommato a nuovi organici potenziati per il personale di cancelleria. Soltanto così abbiamo qualche possibilità di reggere la sfida".

La preoccupazione della presidente della Corte d'appello lagunare è tanta. "Di fronte ad un quadro di questo tipo servono subito decisioni coraggiose: i sussidi alle imprese non sono sufficienti a garantire la ripresa se la giustizia si ferma. Il problema è gravissimo ed è necessario lottare per cercare di invertire a tendenza, per sensibilizzare i cittadini, facendo loro percepire le reali problematiche di fronte alle quali ci troviamo".

Oltre al problema del personale, alcuni uffici giudiziari, quelli di Venezia in particolare, scontano le difficoltà dovute ad una logistica non adeguata, a sedi che non sono adeguate ad ospitare l'attività nel rispetto del distanziamento anti Covid-19.

Gli uffici non possono ospitare in sicurezza tutto il personale amministrativo, costretto a restare a casa, in smart working, ma senza la possibilità di svolgere tutte le attività necessarie; le aule sono piccole e quelle capienti sono poche, con il risultato che le udienze che si potranno celebrare sono poche. "Dobbiamo trovare le soluzioni al più presto - conclude la dottoressa Marini - Se lo facciamo, in due anni la giustizia potrà rimettersi a correre".

 

 

 

 

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