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Roma. Barbara, l'Atletico Diritti e l'udienza dal Papa: "Che ci faccio io qui?" PDF Stampa
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di Antonella Barone


gnewsonline.it, 29 maggio 2020

 

"Mi aspettavo la macchina di servizio ma non è stato così. E la mia emozione saliva, sia perché ero stata scelta per rappresentare la squadra, ma soprattutto perché in quella macchina con la mia 'scorta' mi sono sentita non una detenuta, ma una giocatrice di calcio a 5 che andava dal Papa". È Barbara, detenuta di Rebibbia e capitana dell'Atletico Diritti, squadra femminile di calcio a 5 dell'istituto romano, che racconta il viaggio verso San Pietro, a bordo di un'auto del Vaticano, per partecipare all'udienza che papa Francesco ha tenuto il 20 maggio, durante cui ha incontrato una delegazione di sportivi che avrebbero partecipato al I Meeting Internazionale We Run Together-Simul currebant. Una manifestazione nata per valorizzare il ruolo solidale inclusivo dello sport: atleti olimpici che corrono con atleti paralimpici, sportivi con disabilità mentali, rifugiati, migranti e carcerati.

L'evento sportivo era stato programmato per il giorno successivo, giovedì 21 maggio, e avrebbe dovuto svolgersi presso il Centro Sportivo di Castelporziano. Ma il meeting, organizzato da Athletica Vaticana in collaborazione con il gruppo sportivo Fiamme Gialle della Guardia di Finanza, il "Cortile dei Gentili" e Fidal-Lazio, è stato sospeso a seguito dell'emergenza legata al Coronavirus. Gli organizzatori hanno voluto però, in qualche modo, conservare il significato solidale dell'iniziativa organizzando l'asta di beneficenza Charity Stars a sostegno di ospedali particolarmente impegnati nella lotta contro il Covid-19.

Il progetto è stato presentato dal Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e dai campioni delle Fiamme Gialle Fabrizio Donato e Carolina Visca, suoi promotori, nel corso dell'udienza in cui il Papa ha incontrato gli atleti-simbolo dello sport come esperienza di unione e di solidarietà. Oltre a Barbara, erano presenti Sara Vargetto, giovanissima atleta di Athletica Vaticana affetta da una malattia neurodegenerativa, Giulia Staffieri, atleta di Special Olympicse Charles Ampofo, atleta migrante originario del Ghana.

In una sorta di diario l'atleta descrive la giornata in una cronaca dettagliata e sincera, in cui racconta ansie, emozioni e un po' di spaesamento davanti alle tante sfarzose stanze attraversate prima di incontrare il Pontefice, che alla fine "fa tutto, tranne quello che ci avevano detto. Si avvicina ad ogni atleta e con ognuno intrattiene una conversazione, dispensa sorrisi e benedizioni".

La capitana di Atletico Diritti Rebibbia racconta ancora di come abbia vissuto la presenza dell'ispettrice di Polizia Penitenziaria, che l'ha accompagnata, come rassicurante e non come una figura addetta al suo controllo, e dell'emozione nel recitare davanti a papa Francesco una poesia in romanesco. Questi i primi versi:

"E chi l'avrebbe mai creduto

che er Papa desse udienza a 'n detenuto

Co' tutto er da fa' che er popolo j'ha dato

ha trovato er tempo pè me... 'n carcerato"

Infine, una riflessione di Barbara sul significato dell'avventura sportiva: "Mentre ero in quelle stanze, e osservavo gli (altri, ndr) atleti, mi dicevo che noi non avremmo vinto le Olimpiadi, non saremo mai stati atleti professionisti, ma abbiamo vinto la battaglia più importante, (quella, ndr) con noi stesse e se siamo qui in udienza dal Santo Padre, (abbiamo già vinto, ndr) la battaglia contro il pregiudizio".

 

 

 

 

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