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La dura legge di Pechino per soffocare Hong Kong PDF Stampa
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di Filippo Santelli


La Repubblica, 29 maggio 2020

 

L'Assemblea del popolo approva le norme che vietano atti sediziosi e interferenze straniere. Verso l'istituzione di una forza di polizia politica cinese nell'ex colonia britannica divenuta ribelle. Favorevoli 2.878, sei astenuti, un contrario: l'Assemblea nazionale del popolo approva.

Non è nuovo a plebisciti il "parlamento" cinese, la cui funzione è spesso validare decisioni già prese dalla leadership. Eppure anche nella coreografata democrazia comunista i numeri parlano, e questo è un voto di forza. La mozione per avviare l'iter della legge che vieta atti sediziosi e interferenze straniere a Hong Kong, bypassando il parlamento locale, viene approvata (quasi) all'unanimità.

Il messaggio: Pechino tira dritto. Sotto l'etichetta "sicurezza nazionale" c'è una priorità politica interna, ribadire il controllo del centro sulle periferie dell'Impero, attuali e future (Taiwan). Una priorità di fronte a cui le reazioni dei cittadini di Hong Kong, degli Stati Uniti e dei loro alleati sono un effetto collaterale secondario. La Cina conosce le potenziali ritorsioni, considera il prezzo tollerabile. Come sempre il messaggio viene declinato in toni diversi.

I falchi gracchiano parole di sfida. Un funzionario del governo centrale a Hong Kong chiama il segretario di Stato americano Pompeo "gangster", il direttore del quotidiano di regime Global Times definisce un "bluff" la minaccia di ritorsioni americane. A Pechino molti pensano che alla fine Trump non cancellerà lo status commerciale privilegiato di Hong Kong, perché danneggerebbe prima di tutto gli interessi Usa.

Quanto alle sanzioni contro funzionari comunisti o aziende di Stato, sarebbero fastidiose ma gestibili. Le parole di rassicurazione servono invece per cercare di non far scappare da Hong Kong i capitali stranieri, per convincerli che anche senza libertà politiche lo stato di diritto (commerciale) rimarrà. Un po' come a Singapore.

Ieri il premier Li Keqiang, numero due del regime, ha ribadito che la Cina "difende "un Paese, due sistemi", la formula dell'autonomia di Hong Kong, anzi l'obiettivo della nuova legge è "stabilizzarla". Mentre Xia Baolong, uomo forte scelto per gestire gli affari della città, assicura che i "cavalli correranno più veloci e le feste danzanti saranno migliori". Era la famosa promessa di Deng Xiaoping prima della restituzione, che sotto la Cina Hong Kong avrebbe conservato il suo stile di vita.

 

 

 

 

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