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Pene fino a 16 anni a tutela dei medici PDF Stampa
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di Giovanni Negri


Il Sole 24 Ore, 22 maggio 2020

 

Da eroi nazionali a soggetti da proteggere. Con il disegno di legge approvato ieri all'unanimità, ora di nuovo all'esame del Senato per un passaggio che si annuncia assai veloce, dal Parlamento arriva un segnale di attenzione a medici e infermieri. Arriva però sulla scia di un paradosso, la necessità di rafforzare la tutela penale contro la serie di aggressioni, troppe volte non solo verbali, di cui le professioni sanitarie sono vittime.

Per il ministro della Salute, roberto Speranza, "è un bel risultato l'approvazione all'unanimità nell'Aula della Camera del disegno di legge contro la violenza sugli operatori sanitari. È un tema su cui sono impegnato dall'inizio del mio mandato. In questi mesi - afferma il ministro - tutti hanno compreso valore e dedizione dei nostri medici, infermieri, e di tutti coloro che lavorano per la sanità italiana. Rafforzare le loro tutele giuridiche e sanzionare ogni forma di aggressione è un modo concreto di prendersi cura di chi si prende cura di noi".

Nel dettaglio, il disegno di legge estende l'applicazione delle sanzioni oggi previste dal reato di lesioni gravi e gravissime per i rappresentanti delle forze dell'ordine in occasione di manifestazioni sportive alle vittime che svolgono la professione sanitaria, aggredite nell'esercizio delle proprie funzioni. La pena, assai severa, da 4 a 10 anni in caso di lesioni gravi e da 8 a 16 anni in caso di lesioni gravissime, potrà colpire anche chi aggredisce un incaricato di pubblico servizio nello svolgimento di attività di cura, assistenza sanitaria, soccorso, coprendo in questo modo anche, per esempio, i volontari delle ambulanze.

Introdotta poi una circostanza aggravante comune per colpire chi commette reati con violenza o minacce a danno di medici e infermieri. Nel caso poi di percosse la ordinaria procedibilità a querela viene cancellata a favore di quella d'ufficio nei casi in cui è possibile l'applicazione dell'aggravante. Alle strutture pubbliche e private che impiegano personale sanitario, dalle asl al privato sociale, il disegno di legge impone poi l'obbligo di costituirsi parte civile nei processi per aggressioni commesse ai danni del proprio personale sanitario.

Al di fuori del perimetro penale, poi, è istituita una sanzione amministrativa da 500 a 5.000 euro per colpire chi adotta condotte violente, offensive o moleste nei confronti del personale sanitario e degli incaricati di pubblico servizio presso le strutture sanitarie. In funzione di prevenzione poi, le strutture che impiegano personale sanitario devono prevedere nei propri piani per la sicurezza, protocolli operativi con le forze dell'ordine per assicurarne l'immediato intervento. Secondo un'indagine del sindacato Anaao-Assomed, su 2059 medici, riferita ai mesi di gennaio e febbraio 2020, gli psichiatri guidano la classifica dei camici bianchi più colpiti, seguiti dai colleghi del pronto soccorso. Il 55,44% dei medici che ha risposto all'indagine ha affermato di essere stato personalmente vittima di violenza, 1137 medici rispetto ali 832 dell'analoga indagine condotta nel 2018. Il rischio è avvertito soprattutto dai medici donne e, comunque, non è più un fenomeno circoscritto al solo Meridione.

 

 

 

 

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