Domenica 27 Settembre 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Pechino impone a Hong Kong la legge "anti sovversione" PDF Stampa
Condividi

di Guido Santevecchi


Corriere della Sera, 22 maggio 2020

 

Il Congresso cinese discute le nuove norme sulla Sicurezza Nazionale che dovranno entrare in vigore nella City: saranno vietate manifestazioni "sediziose" e "interferenze dall'estero" e si darà via libera alla censura. Vacilla il principio "Un paese due sistemi".

Hong Kong e la Cina sono legate dal principio "Un Paese due sistemi". Ma è il sistema unico delle leggi sulla "Sicurezza nazionale cinese" quello che Xi Jinping ha deciso di imporre anche nella City, dopo l'ondata di manifestazioni democratiche e anti-Pechino dell'anno scorso. Lo ha annunciato ieri notte il portavoce del Congresso del popolo che si riunisce oggi nel palazzone grigio di piazza Tienanmen. "Alla luce delle nuove circostanze, il Congresso eserciterà il suo potere costituzionale, i delegati del Popolo esamineranno la normativa contro le attività secessioniste e sovversive", ha detto Zhang Yesui.

Il funzionario non dato dettagli sulla bozza. Ma basta ricordare che in Cina la polizia è pronta a reprimere ogni assembramento che non sia organizzato dalle autorità. E che può bastare firmare un documento di critica al Partito per finire in carcere. In più, per mesi Pechino ha accusato il fronte democratico di Hong Kong di mire secessioniste e di collusione con potenze straniere, equivalente di alto tradimento. La Legge sulla sicurezza nazionale cinese applicata a Hong Kong significa che se i giovani contestatori torneranno in strada, dopo il lockdown da coronavirus, rischieranno condanne a vita, non solo le bastonate e i lacrimogeni dei poliziotti.

I magistrati dell'ex colonia britannica restituita alla madrepatria nel 1997, a differenza dei loro colleghi nel resto della Cina, non sono funzionari politici incaricati di difendere l'interesse supremo del Partito, i giudici di Hong Kong applicano la legge con principi garantisti ereditati dal modello britannico. Da anni Pechino voleva che Hong Kong, Regione Amministrativa Speciale, si adeguasse alla "Legge sulla Sicurezza nazionale" in vigore nella Repubblica popolare. La guerriglia urbana del 2019 ha creato frustrazione nel governo centrale.

Hong Kong aveva resistito per 23 anni, aggrappata al suo sistema dove basta presentare regolare richiesta per scendere in strada e manifestare, contestare il governo e le sue scelte politiche o economiche. L'avrebbero dovuta introdurre i deputati del Legislative Council della City, la "National security legislation", perché il principio della sicurezza nazionale è previsto nella "Basic Law", la sua costituzione speciale. Ma la disposizione attuativa non è mai stata votata, per l'opposizione popolare: 500 mila in piazza nel 2003 quando ci fu un tentativo di metterla all'ordine del giorno. E anche ora, pur essendo in netta minoranza rispetto ai deputati filo-Pechino, il fronte democratico presente nell'Assemblea legislativa di Hong Kong darebbe battaglia, farebbe almeno ostruzionismo.

L'anno scorso la meno dirompente legge sull'estradizione aveva acceso la miccia della ribellione. Bisognerà vedere se ora l'opposizione di Hong Kong avrà la forza di uscire dal letargo virale: l'occasione potrebbe essere il 4 giugno, anniversario della repressione sanguinosa di Tienanmen. Hong Kong è l'unica città cinese dove la gente si riunisce in pubblico per ricordare le vittime: quest'anno la Legge sulla sicurezza nazionale minaccia una battaglia.

Perché Xi ha ordinato questa accelerazione dirompente? Il Congresso normalmente vive il momento di massimo (se non unico) interesse nell'annuncio dell'obiettivo di crescita. Quest'anno, con la devastazione causata dal coronavirus, i pianificatori di Pechino sembrano incerti, tentati di soprassedere per timore di indicare una previsione di espansione del Pil troppo bassa e deprimente, o troppo alta e irrealizzabile. Riaccendere il fronte Hong Kong potrebbe anche essere un diversivo. Donald Trump ha già reagito minacciando "una forte reazione" americana. O, forse, Xi ha giocato d'anticipo perché a settembre nella City sono in calendario le elezioni per il rinnovo del Legislative Council e i candidati democratici potrebbero rovesciare la situazione, rendendo impossibile l'introduzione della legge cinese.

 

 

 

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it