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Dal cambio al Dap solo una scarcerazione. Le richieste anche prima della circolare PDF Stampa
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di Antonella Mascali


Il Fatto Quotidiano, 10 maggio 2020

 

Lo stop del 2 maggio funziona. E non tutto dipendeva da Basentini. C'è perfino chi ha adombrato una nuova trattativa tra Stato e mafia ma le scarcerazioni legate al rischio coronavirus, in realtà, si sono già fermate o quasi.

Nell'ultima settimana, tra il 2 e il 9 maggio ce n'è stata solo una. È andato ai domiciliari un detenuto del circuito "alta sicurezza AS3" e poiché sembra che non sia stato chiesto il parere obbligatorio della Dda, come prevede il decreto Bonafede di aprile, il Guardasigilli ha avviato accertamenti.

Quest'unica scarcerazione è un dato significativo se si pensa che negli ultimi due mesi sono andati ai domiciliari 376 detenuti, quasi tutti del circuito "alta sicurezza" dove stanno gregari delle cosche e narcotrafficanti e solo tre mafiosi al 41bis. Come si spiega?

Il 2 maggio, giorno del suo insediamento, il nuovo vice capo Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), Roberto Tartaglia, ex pm di Palermo, d'accordo con il ministro, dà l'input per una circolare ai direttori delle carceri affinché informino in tempo reale il Dipartimento e la Direzione nazionale antimafia di tutte le istanze dei detenuti al 41bis.

Al Dap "sarà inviata altresì la relazione sanitaria". Così ora il Dap monitora in tempo reale le istanze dei detenuti mafiosi e può intervenire tempestivamente se i giudici chiedono l'indicazione di una struttura sanitaria del circuito penitenziario.

Evitando il "concorso di colpa" avvenuto nel caso dei domiciliari alboss dei Casalesi Pasquale Zagaria, per il quale il Dap non aveva indicato in tempo una struttura al tribunale di Sorveglianza di Sassari che, in autonomia, ha mandato il camorrista agli arresti nel Bresciano, zona rossa Covid. E sempre la magistratura che decide, come da Costituzione.

Non si può, dunque, attribuire la responsabilità delle scarcerazioni neppure alla circolare del 21 marzo voluta da Francesco Basentini, l'allora capo del Dap poi rimosso. Lì si chiedeva ai direttori delle carceri, in virtù della pandemia, di indicare ai giudici i detenuti con una serie di patologie e sopra i 70 anni. Compresi i mafiosi, che, registrati, la usano per chiedere agli avvocati di presentare istanze di scarcerazione, come documentato dal Fatto.

Non ordinava affatto scarcerazioni, né avrebbe potuto, la circolare solo ricordava, in piena pandemia, l'articolo 11 dell'Ordinamento penitenziario che in caso di "sospetta di malattia contagiosa" richiede "interventi di controllo... compreso l'isolamento". Che al 41bis c'è già. Le istanze peraltro sono iniziate già prima. Quella di Pietro Pollichino, boss corleonese, è di dicembre ed è poi uscito ad aprile. Come un altro mafioso siciliano, Antonio Sudato, ai domiciliari già dal il 2 marzo.

 

 

 

 

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