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Decreto "riacchiappa mafiosi": casi rivisti ogni 15 giorni e arresti negli ospedali penitenziari PDF Stampa
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di Lana Milella


La Repubblica, 9 maggio 2020

 

Il testo Bonafede all'esame della maggioranza. È pronto il decreto "riacchiappa mafiosi". Un vertice di maggioranza in cali, svoltosi ieri sera, tra il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, Pd, Leu e Italia viva, ha dato il via libera.

Quattro articoli. Che fissano un nuovo, importante, e stringente termine. Non un mese, com'era trapelato. Ma solo 15 giorni. Nel senso che ogni 15 giorni i magistrati di sorveglianza dovranno verificare le condizioni che hanno consentito fino a oggi di concedere gli arresti domiciliari ai detenuti che ne hanno fatto richiesta.

Non solo: dovranno anche rendersi conto se negli ospedali penitenziari in cui è possibile ricoverare detenuti malati si siano liberati dei posti per accoglierne di nuovi. Posti che possono essere anche previsti negli ospedali ordinari. Ovviamente non si tratta di un ordine di nuova carcerazione, ma di una regola che si inserisce nella concessione dei domiciliari, per i quali comunque il magistrato deve verificare le condizioni.

Superati anche i problemi di costituzionalità, perché l'autonomia e indipendenza dei singoli giudici resta intatta, ma si agisce solo sulle condizioni possibili per dare i domiciliari. Quali saranno i tempi del decreto? Il testo, dopo le limature, potrebbe essere approvato in un consiglio dei ministri ad hoc da tenere oggi oppure confluire nel decreto Maggio per cui è previsto un consiglio tra domani e lunedì.

Un consiglio dovrà anche nominare formalmente il nuovo direttore del Dap Dino Petralia che ha ottenuto il fuori ruolo dal Csm, ma non è ancora insediatile. Per questo il ministro ha firmato il decreto per nominare un reggente per pochissimi giorni. si tratta del vice direttore più anziano, una figura storica del Dap, e cioè Riccardo Turrini Vita. Ma che succede nel frattempo con Bonafede? L'obiettivo è "blindare" il ministro della Giustizia.

Tecnicamente col decreto "riacchiappa mafiosi". Politicamente discutendo prima alla Camera e poi al Senato, tra martedì e mercoledì, le sue ragioni su scarcerazioni e Di Matteo. Poi, senza fretta, mettere al voto al Senato la mozione di sfiducia del centrodestra, ma unendola a quella contro il titolare del Mef Gualtieri. Mozione su cui i renziani hanno già lasciato intendere che voteranno no, come dice Ettore Rosato, in cambio di qualche buon segnale sulla prescrizione. E Conte? Per il premier il Guardasigilli non si tocca.

 

 

 

 

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