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Genova. Coronavirus, 17 detenuti e 13 dipendenti del carcere di Marassi positivi ai test PDF Stampa
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di Susanna Picone


fanpage.it, 9 maggio 2020

 

Sono 17 i detenuti del carcere di Marassi a Genova risultati positivi al Covid dopo i test sierologici: tutti asintomatici, sono stati isolati dal resto della popolazione carceraria e sono in attesa del tampone. Positivi anche 13 dipendenti, che come i detenuti sono in attesa del tampone per capire se attualmente contagiosi.

Diciassette detenuti del carcere di Marassi a Genova sono risultati positivi al Covid-19 dopo i test sierologici effettuati da Alisa. Si attende ora il tampone per capire se queste persone siano attualmente contagiose. I diciassette detenuti di Genova - a quanto si apprende tutti sono asintomatici - per il momento sono stati isolati dal resto della popolazione carceraria. I test sierologici sono stati fatti fino a oggi a 371 persone su 690: su base volontaria, alcuni non si sono voluti sottoporre al controllo. Tra il personale del penitenziario sono risultati 13 i positivi e anche loro sono in attesa di tampone, su 471. I dipendenti non si stanno recando al lavoro. Per quanto riguarda il personale che deve avere contatti con i detenuti risultati positivi al test e ora in isolamento hanno tutti i Dpi a disposizione, dai guanti alle mascherine.

"Dopo i primi test sierologici finanziati dalla Regione Liguria tramite Alisa, fatti nel carcere di Marassi sui detenuti, sono stati isolati più di dieci detenuti, risultati positivi ai test sierologici. E ancora manca la metà della popolazione detenuta da sottoporre a test - così il segretario regionale dell'Uilpa Fabio Pagani -. Non è possibile - ha aggiunto - che oltre a essere assenti posti, camere per isolare i detenuti positivi, gli stessi vengono inviati a fare i colloqui tramite postazioni Skype e Whatsapp con il rischio di diffondere il virus in carcere.

Questi detenuti che attendono il tampone debbono restare in isolamento, altrimenti sarà contagio di massa. Rivolgiamo un appello al nuovo capo del Dap Petralia - ha detto ancora il sindacalista - affinché tiri fuori dalla secca la nave arenata. Non serve solo un buon comandante e un buon equipaggio, ma un vero e proprio cambiamento di rotta".

 

 

 

 

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