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Milano. Le mascherine fabbricate dai detenuti del carcere di Opera PDF Stampa
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di Carlo Baroni


Corriere della Sera, 9 maggio 2020

 

La sartoria "Borseggi", che vede protagonisti i detenuti del carcere milanese, ha riconvertito la sua produzione. Mascherine per detenuti ed agenti. Fabbricate nella sartoria sociale maschile del carcere di Opera. L'emergenza in questo luogo di sofferenza è ancora più acuta. Così come la voglia di solidarietà. I detenuti - per i quali il distanziamento sociale è, semplicemente, impossibile - sono tra i più esposti al contagio. I detenuti sono preoccupati per la loro salute, sono lontani dai loro affetti e non hanno contatti con le famiglie: e lo sono altrettanto gli agenti.

La litania delle lamentele a Opera è stata però cancellata da un gesto che è anche un simbolo di rinascita. Una storia che ha un brand dal nome che dice molto, "Borseggi", una storia di artigianato e di possibile reinserimento sociale, nata sei anni fa. E rientra nel progetto sotto l'etichetta "Cose belle fatte in carcere".

I detenuti-sarti hanno riconvertito la produzione, quando a marzo, è esplosa la pandemia. Dai loro laboratori dove prima uscivano borse, abiti, cuscini e grembiuli, adesso si producono anche mascherine per proteggersi e proteggere dal virus gli oltre mille detenuti e centinaia di agenti.

Un progetto che ha avuto subito il via libera del direttore del carcere Silvio Di Gregorio. La sartoria "Borseggi" è nata da un'idea della cooperativa sociale "Opera in fiore" che dal 2004 promuove l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Dà un'opportunità a dei giovani che devono restare molti anni in carcere. "Sono giovani che scontando la loro pena mettono cuore e cervello nel lavoro" racconta Elisabetta Ponzone, socia della cooperativa. "Hanno capito che il momento critico richiedeva la loro collaborazione, si sono messi autonomamente all'opera, con il supporto prezioso degli agenti di Polizia penitenziaria, veri e propri lavoratori di trincea che partecipano e collaborano con grande spirito di dedizione, perché i sarti possano continuare a lavorare e gli arrivino i tessuti per continuare a confezionare mascherine".

 

 

 

 

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